Il T.A.R. Trento si sofferma sulla differente natura giuridica dell’art. 36 e dell’art. 38 del d.P.R. n. 380/2001, rapportandola al contenuto delle rispettive leggi provinciali.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Piemonte ribadisce il principio dell’attività amministrativa tale per cui la P.A. ha solo l’obbligo di verificare le posizioni civilistiche direttamente incidenti sullo ius aedificandi da legittimare (e pertanto solamente distanze, luci e vedute).
Per le questioni inerenti il diritto di proprietà e gli eventuali diritti reali di godimento che potrebbero concretamente impedire l’edificazione, invece, l’Amministrazione può fare affidamento su quanto dichiarato dall’istante, trattandosi di questioni puramente privatistiche che eventualmente potranno essere fatte valere in sede civile. Nel caso di servitù, i controlli dovuti dalla P.A. sul rispetto dei limiti privatistici sono limitati a quelli immediatamente conoscibili e incontestati, di modo tale che il controllo costituisca di fatto una presa d’atto.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha offerto utili principi in materia.
In particolare il TAR ha sancito che la variante ad un PUA può disporre un vincolo preordinato all’esproprio nei confronti della quota di comproprietà indivisa.
L’esproprio della quota indivisa di una comproprietà è in via generale ammessa dall’ordinamento, come si evince dagli artt. 599-601 c.p.c., dagli artt. 180-181 disp. att. c.p.c. e dall’art. art. 45 T.U. espropri.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto ha ricordato che i giudizi della commissione di gara esprimono una discrezionalità che non può essere sindacata nel merito dal G.A., al di fuori delle ipotesi di manifesta irragionevolezza ovvero erroneità, dovendosi dimostrare la palese inattendibilità ed insostenibilità del giudizio tecnico.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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L’art. 10 della l.r. Veneto n. 14/2009 contiene una definizione di ristrutturazione la quale, secondo la Regione Veneto, sarebbe ancora vigente.
Gli art. 2 bis, c 1 ter; 3, c. 1, lett. d) e 10, c. 1, lett. c) del d.P.R. n. 380/2001, però, hanno notevolmente ampliato il concetto di ristrutturazione edilizia e si pone il problema se l'articolo 10 della legge regionale sia davvero sopravvissuto a queste novità.
Pubblichiamo una nota dell'avv. Matteo Acquasaliente che esamina la questione.
Il TAR Veneto ha giudicato legittima una CILA non asseverata del 2016 presentata da un condominio per la delimitazione con strisce di colore giallo di posti auto e stalli per la sosta di cicli e motocicli, di elementi fermaruota e di alcuni paletti dissuasori di sosta, poiché l’intervento era privo di impatto sul territorio, non aumentava il carico urbanistico né violava gli strumenti urbanistici comunali.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto ha annullato un Permesso di Costruire in sanatoria per difetto di istruttoria, dal momento che non era stato effettuato il calcolo dei volumi ed accertato il rispetto delle distanze in relazione alla formazione di terrapieni artificiali, nonché di riporti di terreno incidenti sul volume dell’edificio.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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L’art. 167, co. 4, lett. a d.lgs. 42/2004 preclude il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica postuma in caso di incremento delle superfici utili legittimamente edificate.
Ma cosa sono le “superfici utili”?
Il Consiglio di Stato ha chiarito che la nozione non è esplicata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, perciò si deve fare riferimento al significato tecnico-giuridico che tali concetti assumono in materia urbanistico-edilizia.
A tal proposito, soccorrono le seguenti fonti normative, in via esemplificativa e non esaustiva: la circolare del Ministero dei lavori pubblici 23 luglio 1960, n. 1820; gli artt. 5 e 6 d.m. 2 agosto 1969; l’art. 3 d.m. 10 maggio 1977; l’art. 1 d.m. 26 aprile 1991; l’art. 6 d.m. 5 agosto 1994.
Si veda anche il Regolamento edilizio tipo, secondo cui la superficie utile è rappresentata dalla sola superficie di pavimento degli spazi di un edificio misurata al netto della superficie accessoria e di murature, pilastri, tramezzi, sguinci e vani di porte e finestre.
Nel caso di specie, l’ampliamento di superfici accessorie esterne (qualificabili come balconi o ballatoi o terrazze), sebbene sussumibili sotto la nozione di superfici utili lorde ai sensi della normativa urbanistica del Comune di cui trattasi, non integrava gli estremi della superficie utile ostativa al rilascio dell’autorizzazione paesaggistica postuma ex art. 167 d.lgs. 42/2004.
Post di Daniele Iselle – funzionario comunale
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Col decreto n. 241 del 20 aprile 2021 il Direttore della Direzione Difesa del suolo, in relazione all'art. 3 del D.L. 18 aprile 2019, n. 32, convertito con modificazioni dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 e alla DGR n. 378 del 30 marzo 2021 ha disposto l'approvazione degli schemi di denuncia per l’autorizzazione sismica e dei principali documenti ed elaborati di deposito.
Il TAR Veneto ricorda che la mancata indicazione dei rimedi giurisdizionali e giustiziali azionabili nel provvedimento inibitorio della SCIA non rende di per sé scusabile l’errore di tardività dell’impugnazione dell’inibitoria medesima (non contribuendo infatti a stravolgere la sostanza dell’atto), e dunque non può rimettere nei termini il privato. Al massimo, dichiara il TAR, potrebbe incidere sulla valutazione del riparto delle spese legali tra le parti, favorendone la compensazione.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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