Lo ha affermato il TAR Catania, che ha però sottolineato con forza la necessità di rispettare tutti i requisiti di cui all’art. 21-nonies l. 241/1990: in particolare, è fondamentale che la p.a. motivi in ordine alla sussistenza di un pubblico interesse all’annullamento d’ufficio, ulteriore rispetto all’illegittimità dell’atto.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Catania si inserisce nella questione sul potere/dovere del privato di impugnazione diretta e immediata del bando di gara, nel caso in cui non abbia partecipato alla relativa procedura ad evidenza pubblica.
La regola generale era stata posta dall’Adunanza Plenaria, da ultimo con la sent. 9/2014, nella quale si statuiva il difetto di legittimazione ad impugnare il bando di gara in capo al non partecipante, fatte salve però tre ipotesi: 1) erronea indizione della gara; 2) mancato esperimento della gara; 3) clausole del bando immediatamente escludenti, nel qual caso vi era un vero e proprio onere di impugnazione diretta ed immediata.
Su quest’ultima nozione, a fronte di un’interpretazione inizialmente estensiva della giurisprudenza, il Consiglio di Stato ne offriva una più restrittiva alla luce del nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 50/2016). Per inciso, nel novembre 2017 è stato rimesso all’Adunanza Plenaria il quesito sulla sussistenza dell’onere di immediata impugnazione del bando di gara per il caso di erronea adozione del criterio del prezzo più basso, in luogo di quello del miglior rapporto tra qualità e prezzo.
In attesa di una sua nuova pronuncia, il TAR Catania tiene fede all’orientamento espresso dalla medesima Adunanza Plenaria, nella sent. 1/2003, con la quale erano escluse dall’onere di immediata impugnazione le clausole del bando di gara attinenti al metodo di gara, al criterio di aggiudicazione e alla valutazione dell’anomalia.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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In una propria recente sentenza in materia di rimozione di amianto, il TAR Piemonte, aderendo alla nuova linea giurisprudenziale seguita dal Consiglio di Stato, ha ritenuto sussistente la titolarità in capo al Fallimento dell’obbligo di messa in sicurezza dello stato dei luoghi già inquinati dal fallito, in quanto soggetto attualmente detentore del bene.
Peraltro il giudice amministrativo afferma anche che la messa in sicurezza dell’area contaminata (oggetto dell’ordinanza contingibile e urgente), rientra nel concetto di “precauzione”: non avendo questa natura né sanzionatoria né ripristinatoria, l’obbligo relativo è ascrivibile a chiunque abbia la detenzione del bene, a prescindere dalla sua effettiva responsabilità.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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L’ intervento volto a realizzare un ascensore esterno per abbattimento di barriere architettoniche su di un immobile di interesse archeologico e sito in aree soggette a tutela paesaggistica e ambientale non rientra tra le attività di edilizia libera.
Tale intervento, infatti, comporta una modificazione sicuramente incidente sul “prospetto” dell’edificio esistente in quanto idonea a creare un nuovo ambiente “chiuso”, a livello del c.d. piano pilotis. Di conseguenza, vi è obbligo della previa acquisizione del parere paesaggistico nonché dell’autorizzazione preventiva da parte della Regione Lazio.
Post di Erica Cunico – dottoressa in giurisprudenza
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La condotta del pubblico dipendente che attesta falsamente la sua presenza in ufficio configura il reato penale di truffa.
Lo precisa la Corte di Cassazione.
Da valutare, in questi casi, la rilevanza economica del danno e il tradimento del rapporto fiduciario con l'Amministrazione.
Post di Diego Giraldo – avvocato
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Il TAR Catania ribadisce che, in caso di condanna per occupazione illegittima o sine titulo da parte della p.a. dell’area di un privato ex art. 42-bis T.U. espropri (d.P.R. 327/2001), l’Amministrazione non è libera di scegliere tra le due alternative: acquisizione dell’area (mediante compravendita o acquisizione sanante), ovvero sua restitutio in integrum.
La p.a. deve invece compiere una valutazione “amministrativistica” sulla rispondenza all’interesse pubblico dell’acquisizione dell’area, alla luce degli altri interessi confliggenti; solo in caso di esito negativo, può procedere alla restitutio in integrum, di natura meramente “civilistica”, dell’area stessa.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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L'avv. Stefanoi Bigolaro, che sentitamente ringraziamo, ci invia una nota sulla entrata in vigore delle definizioni uniformi del regolamento edilizio tipo nel Veneto, che volentieri pubblichiamo
Nel caso oggetto della sentenza in argomento, il Tar Lazio – Roma ha sancito la necessità di interpretare restrittivamente le norme urbanistiche che restringono in alcune zone l’esercizio dell’attività commerciale, in considerazione sia della disciplina relativa alla liberalizzazione degli esercizi commerciali contenuta nell’art. 31 comma 2 del D.L. n. 201 del 2011 convertito nella Legge n. 214 del 2011, sia della natura accessoria dell’attività di ristorazione rispetto alla gestione dell’impianto sportivo.
Post di Erica Cunico – dottoressa in giurisprudenza
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La Corte di Cassazione civile a Sezioni Unite evidenzia che, in caso di dissenso espresso da un’amministrazione preposta alla tutela di un interesse sensibile, nel novero dei quali si colloca quello paesaggistico, il meccanismo previsto dal 3° comma dell’art. 14-quater della l. n. 241/90 impedisce alla conferenza di servizi di procedere ulteriormente e rende doverosa, ove l’amministrazione procedente intenda perseguire il superamento del dissenso, la rimessione della decisione al Consiglio dei ministri.
Post di Daniele Iselle - funzionario comunale
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Il T.A.R. Veneto afferma che, nel processo amministrativo, gli atti ed i documenti devono essere perentoriamente depositati entro le ore 12.00 dell’ultimo giorno di scadenza.
Per completezza si ricorda, però, che il T.A.R. Trento la pensa diversamente.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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