Il T.A.R. si sofferma sulla distinzione tra garanzia definitiva (a garanzia dell’esatto adempimento del contratto) e provvisoria (a garanzia della serietà dell’offerta presentata), chiarendone la diversità di effetti giuridici.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. ricorda che la P.A., prima di rilasciare un titolo edilizio, deve verificare la legittimazione del soggetto richiedente e verificare la disponibilità dell’area. Nella stessa sentenza il Collegio afferma che la L. 5 gennaio 1994, n. 37 non ha portata retroattiva: pertanto, in caso di abbandono di aree demaniali per inalveamento, non è necessario un atto formale di sdemanializzazione, essendo sufficiente il mero fatto storico.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto spiega che, sulla base di principi che appaiono oramai consolidati nella giurisprudenza, per la valutazione della sussistenza dell’interesse a impugnare atti di assenso aventi ad oggetto l'esercizio di attività imprenditoriali, ivi compresi titoli edilizi, il criterio della vicinitas in senso spaziale deve essere collegato alla nozione di “bacino commerciale” e chiarisce tali concetti.
Nel caso esaminato esclude che abbia interesse al ricorso una società che produce calcestruzzo rispetto a un intervento edilizio che riguarda un'altra società che produce sempre calcestruzzo, per non avere adeguatamente sviluppato e dimostrato il requisito del bacino commerciale.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il primo comma dell'articolo 1131 del codice civile disciplina i poteri di rappresentanza processuale attiva dell'amministratore del condominio, stabilendo quanto segue: "Nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’articolo precedente o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi".
In origine l'articolo precedente era il 1130, ma oggi è stato introdotto anche un 1130-bis, cosicchè si può pensare che il rinvio sia fatto a entrambi gli articoli.
L'articolo 1130 è lungo e articolato, ma è evidente che non contempla tutte le problematiche che possono riguardare un condominio.
In un ricorso avverso il silenzio serbato da ANAS e da PDM S.C.p.A. nel procedimento ex art. 21, c. 2 e ss D.P.R. 327/01, volto alla determinazione concordata dell’indennità di espropriazione di aree di parcheggio, sul presupposto che esse siano di proprietà condominiale, il TAR Veneto dichiara inammissibile il ricorso proposto dall'amministratore del condominio, il quale non ha dimostrato di avere poteri ulteriori rispetto a quelli previsti dall'articolo 1130 del codice civile.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. Bolzano, pur dando atto dell’orientamento avverso, ritiene che l’omessa pubblicazione dell’ammissione altrui sul sito della S.A., ex art. 29, c. 1 del d. lgs, n. 50/2016, determini lo slittamento del termine impugnatorio che, dunque, decorre dall’aggiudicazione definitiva, nonostante la presenza del rappresentante legale al momento dell’illegittima ammissione altrui.
Si evidenzia, tuttavia, che la giurisprudenza maggioritaria ed anche quella più recente del Consiglio di Stato è orientata in senso opposto, almeno laddove in sede di ammissione vi siano chiari ed inconfondibili elementi che permettano al rappresentante legale od al soggetto di munito di procura speciale di avere piena consapevolezza dell’illegittima ammissione disposta dalla P.A.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. afferma che le modifiche del bando di gara devono essere portate a conoscenza degli offerenti e/o partecipanti con le stesse modalità di pubblicità della lex specialis emendata.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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È noto che la parte soccombente in un processo deve rimborsare alla controparte le spese di giudizio, salva la compensazione totale o parziale (artt. 91 ss. c.p.c. e art. 26 c.p.a.), sulla base di quanto stabilisce il giudice nella sentenza.
Raramente, però, l’importo liquidato dal Giudice a favore del vincitore corrisponde all’onorario che l’avvocato vittorioso aveva concordato col proprio cliente (nel caso degli enti pubblici, l’importo fissato nell’impegno di spesa).
Nel caso in cui la liquidazione giudiziale sia inferiore alla parcella richiesta, la giurisprudenza pacifica afferma che il vincitore deve in ogni caso pagare l’importo che aveva concordato col proprio avvocato.
Il caso inverso, invece, non sembra mai stato affrontato dal tribunale (per essere chiari è il caso in cui il vincitore aveva concordato col proprio avvocato un compenso di 100 e la controparte venga condannata a pagare al vincitore un importo superiore a 100).
Vi sono due soluzioni possibili: la differenza tra la maggior liquidazione giudiziale e il minor onorario chiesto a suo tempo del patrocinante va pagata all’avvocato del vincitore oppure viene incamerata dall’ente vincitore.
La condanna alle spese superiore a quanto pattuito tra le parti deriva dal fatto che il giudice sulla liquidazione delle stesse non è vincolato dagli accordi tra le parti e può dipendere, per esempio, dal fatto che il giudice liquida le spese in base al D.M. 55/2014, mentre il preventivo era stato fatto in precedenza o senza guardare al decreto stesso; oppure può succedere che il giudice, tenendo anche conto del comportamento processuale della parte soccombente, consideri che la difesa sia stata impegnativa e che, quindi, il soccombente meriti una determinata condanna alle spese.
Se la condanna alle spese discende da parametri normativi oppure dall’impegno difensivo richiesto dalla causa, è logico arrivare alla conclusione che quanto il giudice ha ritenuto di liquidare per la difesa debba essere pagato al difensore che per tale difesa si è prodigato.
Una conferma a questa soluzione si può trarre dal ragionamento seguito dalla Corte di cassazione in materia di patrocinio a spese dello Stato: il divieto di arricchimento senza causa – principio generale e residuale dell’ordinamento – osta a che la parte vittoriosa lucri ingiustamente sulla condanna alle spese legali della parte soccombente, percependo somme che il Giudice voleva destinare al difensore vittorioso.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. Brescia esamina in modo puntuale e preciso le responsabilità del proprietario c.d. responsabile e di quelle c.d. incolpevole in caso di sito inquinato.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto spiega le ragioni per le quali il Comune ha l'obbligo di effettuare le verifiche sulla legittimità della SCIA sollecitate dal vicino.
Il TAR si occupa anche della possibile rilevanza a tal fine delle censure riguardanti gli atti presupposti, che verrebbero in rilievo come illegittimità derivata della SCIA.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. ricorda quando sussiste l’interesse ad impugnare un affidamento in house da parte di un’Amministrazione pubblica che sceglie di non ricorrere al mercato per la revisione delle proprie partecipazioni azionarie.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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