Il T.A.R. ricorda che il bosco è tutela in quanto tale dal R.D.L. n. 3267/1923, dal d. lgs. n. 227/2001 e dalla legislazione regionale e, in quanto bene paesaggistico, dal d. lgs. n. 42/2004.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. ricorda che, nel processo ammnistrativo, il ricorso va prima notificato e poi depositato e non viceversa, pena la tardività e l’inammissibilità dello stesso. Ciò non vale nel c.d. rito elettorale ex art. 130 c.p.a.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. ricorda che la valutazione di anomalia dell’offerta implica un giudizio globale sull’offerta e non sulle singole voci della stessa.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Nel caso di specie, il Comune adottava un PRG che qualificava una certa area come ricadente in Zona E, nonostante il precedente Piano di Fabbricazione la qualificasse come Zona C.
I proprietari dell’area da un lato, proponevano un ricorso giurisdizionale, dall’altro avanzavano le osservazioni-opposizioni al Comune consentite dalla legge.
Il Comune accoglieva le osservazioni, che però venivano disattese in sede di approvazione del PRG da parte della Regione. I ricorrenti proponevano così motivi aggiunti avverso il decreto di approvazione del PRG, ove si manteneva la qualifica di Zona E.
Il TAR Catania ha affermato che entrambe le impugnazioni sono procedibili, vista la sussistenza dell’interesse a ricorrere: infatti, ciò che conta è che la versione definitiva del PRG sia sfavorevole, e con ciò lesiva, per i privati proprietari dell’area.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Catania ha affermato che il termine di sessanta giorni per l’impugnazione del PRG decorre dall’ultimo giorno di pubblicazione del decreto di approvazione nell’Albo pretorio comunale (e non dall’ultimo giorno di pubblicazione nel BUR).
Ciò perché deve essere rispettato il completamento del regime legale di conoscenza del provvedimento.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto decide un caso nel quale il ricorrente sosteneva che non poteva essere negata la compatibilità paesaggistica per opere che, pur costituendo un volume, sarebbero pertinenziali e, perciò, soggette a D.I.A. (il caso risale al 2011), ma il TAR non la pensa così ed esclude anche che le opere siano pertinenze (si trattava di tettoie).
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che la giurisprudenza, anche di secondo grado, è generalmente orientata a ritenere che gli elementi che caratterizzano le pertinenze siano, da un lato, l'esiguità quantitativa del manufatto, nel senso che il medesimo deve essere di entità tale da non alterare in modo rilevante l'assetto del territorio; dall'altro, l'esistenza di un collegamento funzionale tra tali opere e la cosa principale, con la conseguente incapacità per le medesime di essere utilizzate separatamente ed autonomamente.
Il TAR approfondisce poi il tema di quando un'opera possa definirsi accessoria rispetto a un'altra.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. Brescia ricorda che la compatibilità paesaggistica permette di regolarizzare, da un punto di vista paesaggistico-ambientale, soltanto gli abusi che non hanno creato superfici o volumi utili percepibili dall’esterno. Pertanto, i concetti edilizi-urbanistici di “volume tecnico” o “pertinenza” sono assolutamente irrilevanti ai fini della compatibilità paesaggistica. Nel caso di specie, era stati realizzati una strada ed un parcheggio distruggendo parte del bosco e senza previa autorizzazione paesaggistica.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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La l. 689/1981 regola in via generale l’irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie. Ai sensi dell’art. 28 l. cit., tali sanzioni sono soggette ad un termine di prescrizione di cinque anni, decorrenti “dal giorno in cui è stata commessa la violazione”.
Parte della giurisprudenza, però, interpreta questa norma in modo diverso, a seconda che l’illecito sanzionato abbia carattere istantaneo o permanente.
La distinzione sta in questo: se, trascorso il termine sanzionato in via amministrativa, la condotta prescritta non può più essere utilmente tenuta, si ha un illecito istantaneo, perché l’inosservanza del dovere ha causato l’irreparabile e definitiva lesione dell’interesse perseguito dalla legge; se, invece, l’azione prescritta può essere utilmente compiuta anche successivamente alla scadenza del termine, si ha un illecito permanente.
In materia urbanistica e paesaggistica, gli abusi edilizi tendono ad avere carattere permanente, perché la loro eventuale rimozione guarirebbe la lesione all’interesse pubblico.
Ebbene, secondo alcuni Giudici, in caso di illecito permanente, il termine di prescrizione della relativa sanzione amministrativa inizia a decorrere solo dalla cessazione della permanenza dell’illecito, cioè dalla rimessione in pristino e/o dal pagamento della sanzione irrogata.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha ritenuto che questo orientamento si discosti troppo dal dettato normativo: di conseguenza, ha statuito che anche per gli illeciti permanenti il termine di prescrizione decorra dal tempo di commissione della condotta illecita.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha offerto una ricognizione sui principali aspetti del rito speciale per il recupero del compenso da parte dell’avvocato, ai sensi dell’art. 28 l. 794/1942 e dell’art. 14 d.lgs. 150/2011.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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