Il TAR Veneto ritiene che, al fine di proporre un’azione di annullamento dinnanzi al giudice amministrativo, è necessario disporre di tre condizioni: la titolarità di una posizione giuridica, l’interesse ad agire e la legittimazione attiva o passiva di chi agisce o resiste in giudizio.
Post di Brenda Djuric – Dott. ssa in giurisprudenza
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Il TAR Veneto si occupa di un intervento edilizio realizzato in base alla l.r. n. 61/1985, con riferimento alla applicazione degli articoli 92 e 93 della legge (variazioni essenziali e parziali difformità), e specifica che gli interventi abusi devono essere demoliti anche se sono conformi agli strumenti urbanistici, se essi non vengano sanati.
Post di Brenda Djuric – Dott. ssa in giurisprudenza
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Le Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili afferma un importante principio di diritto in tema di qualificazione giuridica dell’atto di cessione di cubatura. Richiamando il complicato iter giurisprudenziale e dottrinale in materia, statuisce che la cessione di cubatura è atto immediatamente traslativo di un diritto edificatorio di natura non reale a contenuto patrimoniale, che non richiede la forma scritta ad substantiam ex art. 1350 c.c., trascrivibile ex art. 2643, n. 2 bis del codice civile e soggetto ad un’aliquota fiscale del 3%.
Post di Brenda Djuric – Dott. ssa in Giurisprudenza
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Il TAR Veneto ritiene che è necessario ottenere un permesso di costruire qualora emergano con evidenza sia l’entità del deposito di materiali sia la stabilità dell’utilizzazione dell’area come deposito.
Il Collegio evidenzia che si tratta di una vera e propria “opera”, rilevante sotto il profilo urbanistico – edilizio per la consistenza, la tipologia dei materiali, l’estensione dell’occupazione, la finalità del deposito, l’occupazione stabile e duratura di un’area di non modeste dimensioni.
Post di Brenda Djuric – Dott. ssa in giurisprudenza
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Nel caso di specie il Ministero della Giustizia, a mezzo dei propri Provveditorati (inter)regionali, bandiva distinte gare per la fornitura del servizio di vitto e di cd. sopravvitto ai detenuti reclusi nei carceri delle varie Regioni italiane.
Un’impresa partecipava al bando per l’Emilia-Romagna, con l’intenzione poi di concorrere anche al bando per il Triveneto. Instauratosi il contenzioso innanzi al TAR Bologna, il Provveditorato bolognese depositava in giudizio l’offerta tecnica dell’impresa.
Quest’ultima adiva il TAR Veneto, sostenendo che la discovery avvenuta a Bologna avesse sortito l’effetto di divulgare segreti tecnici e commerciali ai competitors, compromettendo le proprie chances di partecipare con successo alla gara bandita per il Triveneto.
Il TAR Veneto ha invece ricordato che le procedure di gara bandite dai Provveditorati del Ministero della Giustizia, anche se predisposte sulla base di un bando-tipo a livello nazionale, sono tra loro distinte e autonome e non soggette a condizionamenti reciproci. Gli operatori del settore possono liberamente decidere di partecipare ad una gara e non all’altra, di concorrere nelle singole gare in forma individuale o associata e di presentare offerte diversificate in ciascuna Regione o in ciascun ambito territoriale ultraregionale.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto ricorda che né la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza ex art. 10-bis l. n. 241/1990, né il parere della Commissione Edilizia sono autonomamente impugnabili, in quanto privi di valore provvedimentale.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che tutti gli elementi a fondamento della richiesta di risarcimento del danno devono essere indicati in sede di ricorso, e che dunque non è possibile dedurne altri in sede di memoria conclusionale.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il Consiglio di Stato ricorda che, in presenza di un’istanza del privato di annullamento in autotutela di una SCIA seguita da un provvedimento di diniego della P.A., il termine di 18 mesi previsto dall’art. 21-nonies l. n. 241/1990 viene accantonato preferendogli quello normale per l’impugnazione di 60 giorni dalla notifica e/o comunicazione dell’atto dell’Amministrazione, anche se questi ultimi scadono successivamente al suddetto termine di 18 mesi.
Il Giudice afferma anche che il potere di autotutela in capo alla P.A. spira completamente allo scadere dei 18 mesi e non è più esercitabile (nel caso di specie, come si diceva, il Comune aveva emesso un diniego di autotutela nel termine ex art. 21-nonies), il che però sembrerebbe ignorare tutte le ipotesi di inerzia della P.A. di fronte all’istanza del terzo leso, che potrebbero portare allo spirare del termine e al consolidarsi della SCIA edilizia.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto afferma che la norma prevede solamente la notifica dell’atto di accertamento dell’inottemperanza (non della comunicazione della data di sopralluogo né del relativo verbale), ai fini dell’immissione nel possesso dell’area.
Nel caso poi di ottemperanza parziale all’ordine di demolizione, al netto del fatto che la stessa viene equiparata da parte della giurisprudenza a quella totale, è in capo al privato l’onere di provare che la stessa è stata compiuta prima della scadenza del termine per adempiere spontaneamente, al fine di evitare l’acquisizione di tutte le aree.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il Consiglio di Stato evidenzia che il soggetto che interviene in primo grado ad adiuvandum, trovandosi in una posizione accessoria e dipendente rispetto a quella del ricorrente, può appellare la sentenza che rigetta il ricorso solamente per questioni che lo riguardano direttamente, quale la dichiarazione di inammissibilità del suo intervento o la condanna alle spese.
Non può, invece, impugnare autonomamente la sentenza per ragioni connesse al merito della decisione.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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