Il TAR Palermo ha accolto un ricorso avverso il silenzio-inadempimento serbato dall’Amministrazione a fronte dell’istanza di VIA ai fini del rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale ex art. 27-bis del Codice dell’ambiente.
Tale norma indica quali siano le diverse fasi del procedimento, per il completamento di ciascuna delle quali è previsto un termine perentorio.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che, nel caso di provvedimento plurimotivato, è necessario contestare ogni singola submotivazione, altrimenti il ricorso è inammissibile.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Con il trasferimento dei beni dallo Stato agli enti territoriali cd. minori, si verifica la cd. sdemanializzazione in virtù della quale quei beni, in precedenza demaniali, vengono ora assoggettati alle regole di diritto privato.
Post di Brenda Djuric – Dott.ssa in Giurisprudenza
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Il Consiglio di Stato spiega che il vincolo generato da un elettrodotto si esplicita con due livelli di approfondimento: la Distanza di Prima Approssimazione (DPA) ed il calcolo esatto della fascia di rispetto.
Ai sensi del D.M. 29 maggio 2008, compete al gestore della rete (TERNA S.p.A.) provvedere al calcolo della fascia di rispetto; calcolo che, a sua volta, scaturisce da una apposita misurazione da effettuare mediante specifico strumento informatico e tenendo conto di molteplici fattori.
Non appare, pertanto, idoneo a confutare tale misurazione il calcolo effettuato dal perito di parte appellante che vi ha provveduto secondo una modalità diversa.
Post di Daniele Iselle
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Il TAR Veneto ricorda che, in caso di adozione di un provvedimento di II grado (annullamento in autotutela, revoca, decadenza), non è possibile prescindere dalla comunicazione di avvio del procedimento, poiché il nuovo provvedimento potrebbe incidere sulle posizioni giuridiche originatesi con l’atto di I grado. Vi è dunque necessità, da parte dell’Amministrazione, di acquisire tutte le informazioni possibili al fine di una migliore istruttoria e, quindi, di un migliore esercizio della discrezionalità amministrativa.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR premette che la qualificazione dell’intervento edilizio, ai fini del calcolo del contributo di costruzione deve essere effettuata in base alla normativa vigente al momento del rilascio del titolo.
Il Comune, ai fini della quantificazione della quota di contributo dovuto a titolo di oneri di urbanizzazione, deve considerare l’effettivo carico urbanistico derivante dall’intervento: ai fini dell'insorgenza dell'obbligo di corresponsione degli oneri concessori è rilevante il verificarsi di un maggior carico urbanistico quale effetto dell'intervento edilizio, se ne muti la realtà strutturale e la fruibilità urbanistica, con oneri conseguentemente riferiti all'oggettiva rivalutazione dell'immobile e funzionali a sopportare l'aggiuntivo carico socio-economico, che l'attività edilizia comporta, anche quando l'incremento dell'impatto sul territorio consegua solo a marginali lavori.
Dal contributo per gli oneri di urbanizzazione, peraltro, deve essere sottratto l'importo imputabile al carico urbanistico generato dall'edificio preesistente, anche se realizzato in un 'epoca nella quale gli oneri non si pagavano.
Al contrario, non così per il costo di costruzione che è correlato al maggior valore conseguito dall’edificio per effetto dell’intervento edilizio.
Post di Brenda Djuric – Dott.ssa in Giurisprudenza
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Quando si vuole proporre un ricorso al giudice è indispensabile la compresenza di due condizioni: la legittimazione e l’interesse a ricorrere.
La legittimazione ad agire consiste nella titolarità in capo a chi propone il ricorso di una situazione differenziata e giuridicamente rilevante, mentre l’interesse al ricorso deve essere personale, attuale e concreto, oltre ad esservi nel momento di proposizione della domanda e permanere fino alla decisione.
Queste condizioni devono essere accertate anche in tema di titoli autorizzativi edilizi.
Post di Brenda Djuric – Dott.ssa in Giurisprudenza
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Il Consiglio di Stato ricorda che l’onere di custodire un titolo edilizio sussiste tanto in capo al privato quanto alla Pubblica Amministrazione: se un Comune non detiene più un titolo abilitante, non può trarre da tale fatto storico argomenti sulla sua insussistenza, se il privato, parimenti, non possiede più tale atto.
L’ente locale, infatti, da un lato, ha un preciso obbligo di custodia e, dall’altro lato, ha comunque l’obbligo di valutare gli altri indizi forniti dal privato a riprova della esistenza del titolo.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha respinto il ricorso ritenendo che non sussistono i presupposti per presentare istanza di accesso, né ai sensi degli artt. 22 e ss. della L. 241/90, né tantomeno ai sensi del D. Lgs. 195/2005.
Difatti, ai sensi della richiamata L. 241/90, il Collegio ha ritenuto inesistente il rapporto di strumentalità tra l’interesse che si vuole tutelare e la documentazione richiesta mediante proposizione dell’istanza. Per quanto concerne lo strumento di accesso offerto invece dal D. Lgs. 195/2005, anche in tal caso emerge un utilizzo scorretto dello stesso con finalità non squisitamente ambientali.
Post di Brenda Djuric – Dott.ssa in Giurisprudenza
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Il TAR Sardegna ha risposto che alle procedure per l’affidamento di appalti pubblici cd. sotto soglia non può essere invitato il gestore uscente, in applicazione del generale principio di rotazione, salvo alcune tassative eccezioni, ad esempio che si svolga una gara a procedura aperta, dove chiunque può partecipare.
Post di Alberto Antico – avvocato
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