Il TAR Catania ha ribadito che la destinazione di un’area a verde pubblico attrezzato integra un vincolo conformativo, perciò non è soggetto al termine di decadenza quinquennale dei vincoli espropriativi.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il Consiglio di Stato ha chiarito che le competenze degli ingegneri vanno individuate in base alle opere ed agli interventi che devono essere in concreto eseguiti. In particolare, la generale competenza spettante agli ingegneri riguarda le costruzioni stradali, le opere igienico sanitarie (depuratori, acquedotti, fognatura e simile), gli impianti elettrici, le opere idrauliche, le operazioni di estimo, le estrazioni di materiali, le opere industriali; la competenza esclusiva degli architetti, invece, riguarda la progettazione delle opere civili, che presentino rilevanti caratteri artistici e monumentali, ma con concorrente competenza degli ingegneri per la parte tecnica degli interventi costruttivi.
Ringraziamo l’arch. Giorgio Mecenero per la segnalazione
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Catania ha affermato che la destinazione di un’area a servizi pubblici urbani costituisce vincolo conformativo, qualora sia possibile stipulare una convenzione tra la P.A. e i privati.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Nel caso di specie, i ricorrenti hanno impugnato una variante al PRG e hanno provato a fare valere una precedenza sentenza di annullamento, che aveva colpito la delibera di approvazione di quella variante: il TAR ha negato questo assunto, poiché la sentenza era stata resa tra parti diverse e aveva censurato unicamente il rigetto di una osservazione-opposizione alla variante.
Con l’occasione, il Giudice ha spiegato che tipo di efficacia possono assumere le sentenze di annullamento nei confronti dei terzi che non erano stati parte del giudizio.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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In una propria recente sentenza, il TAR Liguria ha ribadito la disciplina applicabile agli atti amministrativi confermativi. Ricorda il Giudice Amministrativo come sia necessario distinguere tra atti confermativi propri ed impropri: nel caso dei primi, non viene svolto alcun riesame, e quindi i medesimi si limitano ad una mera conferma di quanto già espresso; nel caso dei secondi, la P.A. in seguito a nuova istruttoria conferma quanto già in precedenza deciso, ma sulla base di nuovi elementi o, comunque, di una diversa valutazione di quanto già raccolto.
In quanto alle possibilità di impugnazione avanti al Giudice, queste sono diverse: nel caso dell’atto confermativo proprio, il ricorso risulterà inammissibile per tardività, in quanto andava impugnato il primo atto; nel secondo, invece, sarà possibile un’impugnazione autonoma.
Nel caso di specie, trattandosi di un diniego di annullamento in autotutela che non aveva comportato la riapertura dell’istruttoria, l’impugnazione è stata dichiarata inammissibile.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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Pubblichiamo le relazioni esposte al convegno di Castelfranco del 23 novembre 2018 sul tema: "Nuovi profili di responsabilità della pubblica amministrazione e danno", ringraziando gli autori e l'organizzatore avv. Primo Michielan per la autorizzazione alla pubblicazione
Il T.A.R. si occupa dei presupposti giuridico-fattuali che devono sussistere per presentare un ricorso in materia di accesso agli atti amministrativi.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R., seppur con riferimento anche alle specialità introdotte dalla l. p. Bolzano, si sofferma sulla distinzione tra accesso civico e quello generalizzato.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Secondo il TAR Veneto la P.A. può concludere il procedimento avviato a istanza di parte, emanando un diniego, anche se l'interessato abbia rinunciato alla domanda.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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L’art. 149, c. 1, lett. b) D. Lgs. 42/2004 esenta dall’autorizzazione paesaggistica “gli interventi inerenti l'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale che non comportino alterazione permanente dello stato dei luoghi con costruzioni edilizie ed altre opere civili, e sempre che si tratti di attività ed opere che non alterino l'assetto idrogeologico del territorio”.
Si potrebbe pensare, quindi, che l'impianto di un nuovo vigneto sia esentato dalla autorizzazione paesaggistica, ma non è così in via assoluta.
Nel caso in esame si tratta di un vigneto di 38.000 mq e la zona è tutelata per il seguente motivo: "“pregevole insieme di vaste aree boscate e di vegetazione spontanea alternate a coltivazioni agricole e a prati che con la presenza di fabbricati rurali, caratteristici dell’architettura locale minore, e di piccoli nuclei abitativi, oltre alla presenza di colmelli, doline, percorsi viari che si adattano e seguono la naturale conformazione del terreno, elementi della flora di particolare pregio ambientale, definiscono un armonico e spontaneo equilibrio tra gli elementi appartenenti all’ambiente naturale e l’opera dell’uomo.”.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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