Nel caso di specie, un privato impugnava una variante al PAT comunale, che modificava la destinazione urbanistica dei suoi terreni dalla Zona D2 alla Zona agricola (senza PUA e rimasti inedificati per più di vent’anni).
Il TAR Veneto ha ribadito l’amplissima discrezionalità di cui gode il Comune in merito e le particolari situazioni che possono ingenerare un affidamento qualificato in capo al proprietario.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che la domanda di un titolo edilizio deve essere valutata alla luce della normativa vigente al momento in cui il Comune provvede e non all’epoca della presentazione dell’istanza. Si applicano perciò le sopravvenienze normative.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto sottolinea che la preesistenza di un’attività impropria in zona agricola, per quanto a suo tempo legittimata (fino a cessazione o trasferimento, come è proprio delle attività improprie tollerate in zona non compatibile), non giustifica la sua sostituzione con un’altra attività, diversa ma comunque impropria, senza che la stessa sia stata prima introdotta mediante apposita variante urbanistica e permesso di costruire per cambio d’uso.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il T.A.R. Veneto ricorda che la disciplina delle aree cd. bianche per decadenza delle previsioni urbanistiche è equiparata a quelle delle aree cd. non pianificate. Di conseguenza, a detta del Collegio, nei centri abitati non dovrebbe essere ammessa il cambio di destinazione d’uso, non essendo espressamente prevista tale possibilità, stante il combinato disposto degli artt. 33 della l.r. Veneto n. 11/2004 e 9 del d.P.R. n. 380/2001, da leggersi in senso estremamente letterale. Il Collegio, infatti, giunge a tale conclusione asserendo che le aree de quibus non hanno una disciplina di zona e, quindi, non si può verificare se la destinazione d’uso richiesta con l’istanza di mutamento sia conforme o meno con quelle previste dallo strumento urbanistico, data l’assenza dello stesso.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Nel caso di specie, una norma del regolamento di polizia rurale di un Comune disponeva una fascia di rispetto di 50 metri dai corsi d’acqua individuati come corridoi ecologici dal PAT.
Il TAR Veneto ha affermato che tale previsione integra un vincolo conformativo e non espropriativo.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza d’interesse il ricorso avverso una variante al P.R.G., per non aver i ricorrenti impugnato gli intervenuti nuovi strumenti urbanistici con ad oggetto una diversa disciplina dell’area. Il TAR ha comunque esaminato (e dichiarato infondate) nel merito le censure, ai fini della domanda risarcitoria.
Si segnala come non sia pacifico in giurisprudenza che il ricorrente avverso uno strumento urbanistico abbia l’onere di un’impugnazione “a catena” di tutti i successivi strumenti urbanistici.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, per quanto concerne l’obbligo di motivazione gravante sul Comune in sede di pianificazione urbanistica, lo stesso risulta in termini di principio soddisfatto con l’indicazione dei profili generali e dei criteri che sorreggono le scelte pianificatorie, senza necessità di un’argomentazione puntuale e motivata, salvo che la pianificazione riguardi zone territorialmente circoscritte e incida su legittime aspettative.
Una motivazione rafforzata è infatti richiesta solo a fronte di una posizione qualificata, ravvisata di regola unicamente in presenza di una convenzione di lottizzazione o di un accordo equivalente, valido ed efficace, di un giudicato di annullamento del diniego di PdC o di silenzio-inadempimento sulla relativa istanza, o, infine, di destinazione di un fondo totalmente intercluso a zona agricola.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto evidenzia che, nell’ipotesi dell’approvazione del PAT medio tempore, ciò non comporta l’improcedibilità sopravvenuta della disposizione del PRG impugnata: e infatti, le disposizioni compatibili con il nuovo strumento urbanistico superiore non decadono; al contrario, ciò accadrà con l’approvazione del P.I. sostitutivo.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, anche se il d.lgs. 33/2013 dispone la pubblicazione di determinati atti sul sito istituzionale delle PP.AA., tale decreto ha una valenza conoscitiva e non costitutiva né integrativa dell’efficacia degli atti stessi.
Per l’effetto, l’iter di formazione del PAT/PATI rimane regolato dall’art. 14 l.r. Veneto 11/2004, secondo cui il Piano diventa efficace 15 giorni dopo la pubblicazione del provvedimento di approvazione nel B.U.R. (cfr. comma 8 art. cit.).
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ricorda che la scadenza decennale di un piano attuativo (in cui devono essere ricompresi anche i piani di recupero) non necessariamente comporta l’ultrattività delle sue prescrizioni e degli allineamenti ivi previsti ex art. 17, co. 1 l. n. 1150/1942: ciò è infatti possibile solo se il piano ha avuto una parziale attuazione, con dunque la realizzazione almeno delle opere di urbanizzazione.
Al contrario, se il piano è rimasto inattuato, non si può procedere all’edificazione residenziale.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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