PAT e varianti allo strumento urbanistico generale
Il T.A.R. Veneto ricorda che nei Comuni (veneti) sprovvisti di PAT, si possono approvare solamente alcune varianti allo strumento urbanistico vigente.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il T.A.R. Veneto ricorda che nei Comuni (veneti) sprovvisti di PAT, si possono approvare solamente alcune varianti allo strumento urbanistico vigente.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il TAR Veneto ha ritenuto illegittimo l’azione della P.A. che, di fronte ad un possibile ostacolo alla realizzazione dell’opera pubblica o comunque di interesse pubblico, ha preferito chiudere negativamente il procedimento invece che convocare una conferenza di servizi al fine di risolvere il problema tecnico. In particolare, nel caso di specie, il privato aveva notoriamente le capacità per poter superare i problemi di realizzazione dell’intervento.
Post di Alessandra Piola – avvocato
Il TAR Veneto sottolinea che il mero rimando ad un parere facoltativo e non vincolante, senza spiegare perché si ritiene corretto adeguarvisi, comporta l’illegittimità del provvedimento per carenza di motivazione.
Post di Alessandra Piola – avvocato
Il TAR Veneto rileva che un atto amministrativo che si limita ad affermare il “non corretto inserimento” dell’intervento edilizio nel contesto paesaggistico, senz’altro specificare, è illegittimo per carenza di motivazione.
Post di Alessandra Piola – avvocato
Il TAR Veneto evidenzia l’applicabilità del principio di non contestazione anche nel processo amministrativo, nell’ipotesi di un Comune che non aveva controdedotto nel merito su un motivo di impugnazione, limitandosi a dichiararne la sopravvenuta improcedibilità (peraltro non riconosciuta dal TAR).
Post di Alessandra Piola – avvocato
Nel caso di specie, il giudice penale accertava un abuso edilizio ed ordinava la sua demolizione.
Rispetto a quell’abuso, il privato aveva provato a chiedere un condono ai sensi della l. 47/1985, ma il condono era stato rigettato, per mancata dimostrazione del completamento dell’opera entro il tempo utile.
In sede penale, il privato provava a sostenere che, avendo completato l’opera entro il 1994, e comunque entro il 2003, poteva beneficiare delle leggi di condono successive.
La Corte di cassazione penale ha respinto questa tesi.
Ogni procedimento di condono non può che valutarsi rispetto alla disciplina cui afferisce la domanda, senza che sia evocabile alcuna automatica estensione – non prevista – di altre distinte e diverse successive discipline, ancorché afferenti in astratto al medesimo istituto del condono.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il T.A.R. ricorda che l’Autorizzazione Unica Ambientale è un atto che potrebbe essere immediatamente lesivo e, quindi, deve esser impugnata tempestivamente.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
Il TAR Veneto ha affermato che, anche se una parte non deposita la memoria ex art. 73 c.p.a., può depositare una memoria di replica, purché il suo oggetto resti contenuto nei limiti della funzione di contrasto alle difese svolte nella memoria conclusionale avversaria.
Post di Alberto Antico – avvocato
Il T.A.R. ricorda che l’esercizio dell’autotutela possessoria in materia di strade pubbliche o private gravate da uso pubblico spetta al Dirigente e non al Sindaco.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 696-bis, co. 1, I periodo c.p.c., nella parte in cui non consente di domandare un ATP ai fini dell’accertamento e della relativa determinazione dei crediti derivanti da ogni altro atto o fatto idoneo a produrli in conformità dell’ordinamento giuridico.
Nel giudizio a quo, un privato aveva acquistato un immobile nell’ambito di una procedura esecutiva; aveva sostenuto spese per ristrutturarlo e aveva poi scoperto che, per un errore nella immissione nel possesso del bene, le opere edilizie avevano interessato non l’unità immobiliare aggiudicatagli, ma un’altra, ad essa adiacente, in comproprietà degli stessi esecutati. Chiedeva così un ATP ai fini della quantificazione dell’indennizzo dovuto da questi ultimi a titolo di ingiustificato arricchimento.
Senza la pronuncia della Consulta, l’ATP sarebbe stato inammissibile, poiché il testo originario dell’art. 696-bis c.p.c. ammetteva tale procedimento solo per crediti derivanti da obbligazioni contrattuali e da fatto illecito.
Si confermano così ancora attualissime le parole di Gaio, transitate nel nostro attuale art. 1173 c.c.: “Le obbligazioni sorgono o da un contratto, o da un illecito, o da cause di diversa struttura” (“Obligationes aut ex contractu nascuntur aut ex maleficio aut proprio quondam iure ex variis causarum figuris” D.44,7,1 – Gaius 2 res cottidianae).
Post di Alberto Antico – avvocato
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