Il TAR Veneto ha affermato che le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà non bastano, da sole, a provare il tempo dell’abuso; né sono accettabili fotografie prive di data certa.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha spiegato quando sussiste la piena conoscenza del provvedimento ai fini della tardività, nonché chi possa vantare la legittimazione attiva al ricorso.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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L'articolo 31 della L. 1150/1942 stabiliva che: "Chiunque intenda eseguire nuove costruzioni edilizie ovvero ampliare quelle esistenti o modificare la struttura o l’aspetto nei centri abitati ed ove esista il piano regolatore comunale, anche dentro le zone di espansione di cui al n. 2 dell’art. 7, deve chiedere apposita licenza al podestà del Comune".
La legge 765/1967 (nota come "legge ponte") ha esteso la necessità della licenza edilizia a tutto il territorio comunale e non solo all'interno dei centri abitati.
Una sentenza del TAR Veneto aiuta a capire come si fa a stabilire se un edificio anteriore al 1967 sia stato realizzato fuori dal centro abitato e chi deve provarlo: la questione è importante per capire se, in mancanza di un titolo, l'immobile sia da considerare abusivo.
Vanno tenute presenti due questioni collegate: 1) in alcuni comuni la necessità di munirsi di un titolo edilizio anche fuori dal centro abitato risale a prima del 1967, in forza dei regolamenti comunali dell'epoca; 2) nessuno (che io sappia) ha ancora affrontato un'altra questione molto particolare: cosa succede se, prima del 1967, fuori dal centro abitato, in un comune nel quale non serviva alcun titolo edilizio in quell'area, per qualche ragione (che adesso magari non comprendiamo) sia stato ugualmente chiesto e ottenuto un titolo edilizio e poi l'edificio sia stato realizzato in modo difforme dal titolo? E' un abuso o no?
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Veneto suggerisce come districarsi nei casi (che non sono rari, soprattutto in passato) nei quali il titolo edilizio è stato rilasciato su un determinato mappale (magari neanche in proprietà del richiedente), ma l'edificio è stato realizzato su un altro mappale.
Nel caso in esame, tra l'altro, le indicazioni erano contraddittorie già nella domanda e nel fascicolo.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana non ha condiviso l’orientamento per cui vi è un vincolo conformativo qualora la destinazione del bene possa essere realizzata anche ad iniziativa del privato proprietario.
Invece, secondo il Consiglio, il vincolo è sostanzialmente preordinato all’esproprio tutte le volte in cui “la destinazione della area permetta la realizzazione di opere destinate esclusivamente alla fruizione soggettivamente pubblica, nel senso di riferita esclusivamente all’ente esponenziale della collettività territoriale”.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto un’applicazione dell’art. 48, co. 3 c.p.a., spiegando quando è possibile che un ricorso straordinario, trasposto innanzi al Giudice amministrativo, sia restituito alla sede straordinaria.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Pubblichiamo un documento del 17 aprile 2019 della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, riguardante i disegni di legge statale sul contenimento del consumo del suolo.
Il TAR Veneto chiarisce che l'art. 30, c. 3 bis DL 69/2013 proroga la validità (efficacia) delle convenzioni urbanistiche e non quella dei piani attuativi.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Veneto si discosta in modo chiaro e motivato dalla giurisprudenza secondo la quale il piano attuativo scadrebbe dopo 10 anni a a partire dalla stipulazione della convenzione e afferma che scade dopo 10 anni dalla sua entrata in vigore, che nel Veneto avviene quindici giorni dopo la pubblicazione nell’albo pretorio del comune del provvedimento di approvazione.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che al Consorzio di Bonifica deve essere notificato il ricorso giurisdizionale, qualora l’atto impugnato (diniego di accertamento di conformità) si basi su un suo parere sfavorevole.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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