Nel caso di specie, il privato riceveva, a seguito di riesame dell’AIA precedentemente ottenuta, una nuova AIA con prescrizioni particolarmente gravose.
Il TAR Veneto ha respinto plurimi motivi di ricorso, tutti riconducibili a vario titolo alle norme in materia di giusto procedimento e, nello specifico: l’asserita violazione degli obblighi di pubblicità ai sensi degli artt. 29-quater, co. 3 e 29-octies, co. 10 Codice dell’ambiente; il mancato invio del preavviso di rigetto; l’asserita mancanza dei requisiti per la revoca ex art. 21-quinquies l. 241/1990.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Nel caso di specie, vi era un condominio a forma di “ferro di cavallo”: nella piazzola libera al centro, qualificata come verde pubblico, era costituita una servitù di uso pubblico come standard di Piano urbanistico attuativo (PUA).
A un certo punto, un bar presente nel condominio costruiva senza titolo edilizio sulla piazzola una grande tettoia allo scopo di dotare di una copertura le sedie e i tavolini riservati agli avventori.
A seguito della segnalazione degli altri condòmini, il Comune rilasciava una sanatoria, precisando che agli effetti della sanatoria medesima, disposta ai sensi dell’allora vigente art. 77 l.r. Veneto 61/1985, l’opera assumeva natura di pubblica utilità.
Il Consiglio di Stato ha offerto una pregevole ricostruzione dei diritti di uso pubblico ai sensi dell’art. 825 c.c., i quali talvolta sono impropriamente chiamati servitù di uso pubblico, ma che ad ogni modo devono essere distinti dalle servitù prediali pubbliche.
All’esito, il Consiglio ha affermato che l’assoggettamento di un’area privata a servitù di uso pubblico non comporta per il proprietario la perdita del diritto di proprietà del bene, perciò l’Ente pubblico, essendo titolare di un mero diritto reale parziario su di un bene privato, può esercitarvi unicamente le facoltà dirette a garantire e ad assicurare l’uso pubblico da parte di tutti i cittadini, ma non può autorizzarne l’uso in via esclusiva in favore di altro soggetto privato, prescindendo dal necessario consenso dei proprietari del suolo.
Post di Daniele Iselle – funzionario comunale
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Pubblichiamo i link al BUR sul quale sono pubblicati gli atti coi quali la Regione Veneto incarica l'Avvocatura Regionale di costituirsi davanti alla Corte Costituzionale nei giudizi che riguardano le leggi regionali 50 e 51 del 2019
Pubblichiamo il link alla Gazzetta Ufficiale n. 124 del 15 maggio 2020, sulla quale è pubblicato il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 30 aprile 2020, recante "Approvazione delle linee guida per l’individuazione, dal punto di vista strutturale, degli interventi di cui all’articolo 94 -bis , comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nonché delle varianti di carattere non sostanziale per le quali non occorre il preavviso di cui all’articolo 93".
Si tratta degli interventi strutturali nelle zone sismiche
Pubblichiamo la copia del BUR n. 70 del 17 maggio 2020, contenente l'ordinanza del presidente della giunta regionale n. 48 del 17 maggio 2020 e la DGR n. 556 del 5 maggio 2020, con la "Carta dell'accoglienza e dell'ospitalità"
Il T.A.R. ricorda i presupposti della cd. tolleranza di cantiere prevista dall’art. 34, c. 2 ter del d.P.R. n. 380/2001.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che, qualora il Comune rigetti l’istanza di condono, viene meno il titolo in forza del quale il privato ha effettuato i pagamenti rateali, perciò questi ha diritto alla loro restituzione.
A tale restituzione non si applicano gli interessi moratori ex art. 5 d.lgs. 231/2001: in particolare, il TAR ha rilevato che uno dei presupposti per l’applicazione di detti interessi è la fonte contrattuale del debito, fattispecie che non ricorre in caso di istanza di condono.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. ricorda che i provvedimenti amministrativi devono contenere una motivazione che renda evidente il percorso logico-giuridico seguito dalla Pubblica Amministrazione.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. afferma che, in presenza di clausole ambigue del bando di gara, occorre preferire quella che amplia la platea dei partecipanti e, in ogni caso, bisogna consentire all’offerente di chiarire la propria posizione nei confronti della S.A.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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