Il TAR Veneto ha affermato che la notificazione del decreto di occupazione non è requisito di legittimità dell’atto, ma costituisce esclusivamente una forma di comunicazione dello stesso; l’eventuale vizio o difetto della notifica rileva pertanto solo per i profili di opponibilità dell’atto al suo destinatario e di effettiva decorrenza dei termini per la tutela giurisdizionale.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che in base al combinato disposto dei commi 26 e 27 dell’art. 32 l. 326/2003, ai fini della sanabilità degli abusi edilizi è necessaria la concorrente sussistenza dei seguenti requisiti: a) opere realizzate prima dell’imposizione del vincolo; b) opere conformi alle prescrizioni urbanistiche; c) opere minori rientranti nelle tipologie di illecito di cui ai nn. 4, 5 e 6 dell’allegato 1 del d.l. 269/2003, senza quindi aumento di superficie; d) parere favorevole dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. Bolzano afferma che non sempre il permesso di costruire costituisce un provvedimento vincolato: a volte, infatti, esso è frutto di ampia discrezionalità amministrativa.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. si sofferma sulle caratteristiche tecniche dell’insegna di esercizio e sui poteri della SS.BB.AA. di esprimere valutazioni di discrezionalità amministrativa circa la sua compatibilità con il paesaggio.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che affinché si formi il silenzio-assenso sull’istanza di terzo condono a beneficio di un immobile soggetto a vincolo, è necessario l’avvenuto rilascio del parere favorevole da parte dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo e il successivo decorso del termine di 24 mesi.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ritiene legittimo che il Comune richieda il consenso del vicino confinante per la realizzazione e/o la sanatoria di opere, in particolare se si va ad incidere sui diritti del terzo (come nell’ipotesi in cui vengano violate le distanze tra gli edifici)
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Catania ha affermato che, ai sensi dell’art. 35, co. 1 e 3 l. 47/1985, la domanda di condono edilizio deve essere corredata della prova dell’eseguito versamento dell’oblazione e di tutti i documenti specificamente richiesti per la sua presentazione.
In mancanza, non può iniziare a decorrere il termine triennale di prescrizione dell’eventuale diritto al conguaglio delle somme dovute a titolo di oblazione, né il termine biennale di formazione del silenzio-assenso sulla domanda di condono, il cui mancato perfezionamento, unitamente al mancato rilascio del titolo abilitativo espresso in sanatoria, impedisce in radice anche il decorso del termine decennale di prescrizione dell’obbligazione di pagamento degli oneri concessori.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Catania ha affermato che gli atti con i quali l’Ente Locale rivendica somme a titolo di oblazione e di oneri concessori per condono di abusi edilizi non necessitano di particolare motivazione, trattandosi del risultato di una mera operazione materiale, applicativa di parametri fissati dalla legge o da norme di natura regolamentare stabilite dalla P.A., sicché spetta all’interessato contestare eventualmente l’erroneità dei conteggi effettuati dall’Ente, indicando il corretto criterio di calcolo.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Catania ha affermato che i provvedimenti di diniego di condono edilizio costituiscono espressione di potere vincolato rispetto ai presupposti normativi richiesti.
Nel caso di specie, anche se il Comune aveva concesso un termine per integrazioni documentali, in presenza di un vincolo di inedificabilità assoluta, l’Ente Locale non poteva che denegare il condono.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Catania ha ricordato che sono insanabili, ai sensi della normativa sul terzo condono, le opere abusive realizzate in aree sottoposte a specifici vincoli (tra cui quello idrogeologico, ambientale e paesistico), a meno che non ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: a) opere realizzate prima dell’imposizione del vincolo (e non necessariamente che comporti l’inedificabilità assoluta); b) opere realizzate in assenza o in difformità del titolo edilizio, ma conformi alle prescrizioni urbanistiche; c) opere di minore rilevanza, rientranti nei nn. 4, 5, e 6 dell’all. 1 al d.l. 269/2003 (restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria); d) parere favorevole dell’Autorità preposta al vincolo.
Rispetto a quest’ultimo requisito, il TAR ha chiarito che il parere della Soprintendenza è dovuto solo per gli abusi sanabili, non essendoci in caso contrario spazio per alcuna valutazione dell’Autorità preposta alla tutela del vincolo; diversamente – ossia ove il parere venga reso nonostante l’assenza dei detti presupposti di legge di sanabilità – esso assume carattere vincolato, essendo la preclusione della sanatoria, in tali casi, assoluta.
Post di Alberto Antico – avvocato
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