Il TAR Veneto evidenzia la difficoltà di verificare la sussistenza della figura sintomatica della disparità di trattamento in materia paesaggistica, in quanto la valutazione della Soprintendenza viene svolta – per sua natura – caso per caso, progetto per progetto, e in relazione allo specifico spazio tutelato.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ribadisce che la legittimità di anche uno solo dei motivi (tra loro autonomi) che regge un atto plurimotivato è sufficiente a respingere il ricorso presentato contro lo stesso.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’attuale testo dell’art. 8, co. 2 d.lgs. 504/1992, in tema di ICI, nella parte in cui richiede, per ottenerne l’esenzione, che non solo il possessore dell’immobile, ma anche i suoi familiari, vi dimorino abitualmente.
L’ICI, come l’IMU, è un’imposta reale che ha per presupposto il possesso, la proprietà o la titolarità di altro diritto reale in relazione a beni immobili e non dipende dalle caratteristiche personali del contribuente, ossia dal suo status, ma attribuisce rilievo esclusivamente all’elemento oggettivo dell’immobile e, in particolare, alla circostanza che il contribuente vi dimori abitualmente.
Nell’abitazione principale, infatti, dimora abitualmente il contribuente ma non necessariamente anche i familiari: sempre più spesso i coniugi decidono, solitamente per motivi di lavoro o di assistenza ai genitori anziani, di stabilire dimore distinte.
La norma censurata si risolveva in una penalizzazione del contribuente coniugato non convivente, in violazione dei principi di eguaglianza davanti al Fisco e di tutela della famiglia.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana ha affermato che per i beni del demanio pubblico, l’art. 823, co. 2 c.c. attribuisce alla P.A. la tutela dei beni che ne fanno parte: ne deriva che, a tale fine, la P.A. può sia agire in via amministrativa (ad esempio, ricorrendo all’autotutela possessoria o adottando atti amministrativi d’ingiunzione al rilascio), sia avvalersi degli ordinari mezzi civilistici per la difesa della proprietà e del possesso.
Il legittimo esercizio dei poteri ex art. 823, co. 2 c.c. presuppone soltanto che il bene in questione appartenga al demanio o al patrimonio indisponibile, presumendosi da siffatta qualità, iuris et de iure, la sua preordinazione al soddisfacimento di determinati interessi pubblici.
Laddove la P.A. scelga di avvalersi degli strumenti del diritto comune, la giurisdizione spetterà al G.O.; viceversa, l’esercizio del potere di autotutela possessoria rientra nella cognizione del G.A., in quanto l’utilizzo stesso di detto strumento, traducendosi in un provvedimento amministrativo ex se idoneo a incidere nella sfera giuridica del soggetto destinatario, implica una valutazione motivata (e sindacabile in giudizio) circa l’interesse pubblico al ripristino dell’utilizzazione collettiva del bene, nonché, soprattutto, il sorgere di una situazione di interesse legittimo in capo al destinatario del provvedimento di autotutela.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Le Sezioni Unite civili della Corte di cassazione hanno affermato che l’estinzione della società, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese, non comporta anche l’estinzione dei crediti della stessa, i quali costituiscono oggetto di trasferimento in favore dei soci, salvo che il creditore abbia inequivocamente manifestato, anche attraverso un comportamento concludente, la volontà di rimettere il debito, comunicandola al debitore, e sempre che quest’ultimo non abbia dichiarato, in un congruo termine, di non volerne profittare. A tal fine, non risulta tuttavia sufficiente la mancata iscrizione del credito nel bilancio di liquidazione, la quale non giustifica di per sé la presunzione dell’avvenuta rinunzia allo stesso, incombendo al debitore convenuto in giudizio dall’ex-socio, o nei confronti del quale quest’ultimo intenda proseguire un giudizio promosso dalla società, l’onere di allegare e provare la sussistenza dei presupposti necessari per l’estinzione del credito.
Il TAR Veneto, dopo aver ricordato la natura obbligatoria e vincolante del parere della Commissione per la Salvaguardia di Venezia, fa presente la deroga che è stata concessa dallo Stato a favore di tale organo (a scapito delle Province).
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha scelto di compensare le spese sulla base della mera durata del giudizio (sette anni).
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha optato per la compensazione delle spese legali (nonostante la piena soccombenza del privato) facendo leva sull’inerzia del Comune nell’evasione della pratica di condono, poi conclusasi negativamente (trascorsi 34 anni dalla sua presentazione).
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto precisa che nel caso di ordinanza adottata ai sensi dell’art. 31 T.U. Edilizia (opere realizzate sine titulo) non è possibile chiederne la fiscalizzazione, trattandosi di ipotesi riservata a quelle opere realizzate in parziale difformità dal titolo.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto sottolinea l’inapplicabilità dei benefici volumetrici del cd. Piano Casa a quelle istanze edilizie che, pur essendo state presentate entro il 31 ottobre 2013, siano poi state rigettate o archiviate dagli Enti.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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