Nel caso di specie, il Comune negava al privato il PdC per la ristrutturazione del proprio immobile con Piano Casa ex art. 3 l.r. Veneto 14/2009 ss.mm.ii., poiché l’immobile aveva destinazione commerciale ma ricadeva in Zona agricola, perciò difettava il requisito dell’insistenza del manufatto in Zona propria.
Il privato impugnava il diniego, affermando che la destinazione commerciale era stata oggetto di condono.
Il TAR Veneto ha respinto il ricorso, rilevando che il condono non permetteva di ritenere presente il requisito della Zona propria.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto ha fornito la risposta, a partire dall’art. 177 d.lgs. 50/2016.
Nel caso di specie, il concessionario aveva correttamente disposto una procedura ad evidenza pubblica per l’affidamento del contratto di noleggio, lavaggio e manutenzione dei dispositivi ad alta visibilità.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. Veneto ricorda che per il rilascio/revoca della licenza del porto d’armi ha P.A. gode di un amplio potere discrezionale, che si sostanzia in un giudizio probabilistico e/o prognostico, censurabile solo difetto di istruttoria/motivazione o per macroscopici vizi di illogicità/irragionevolezza.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. Brescia ha negato la compatibilità paesaggistica ad un intervento edilizio abusivo comportante un incremento del tetto di soli 38 cm, ma compensato dall’incassamento nel terreno di una parte maggiore dell’immobile.
Il Collegio giunge a tale conclusone ricordando l’applicazione giurisprudenziale dell’art. 167 del d. lgs. n. 42/2004 che, come noto, esclude dalla compatibilità paesaggistica ogni opera determinante un volume e/o una superfice utile percepibile dall’esterno.
Tale approdo viene poi esteso anche ai volumi interrati in tutto e/o in parte.
In realtà, altra parte della giurisprudenza nega tale assunto se l’opera de qua è completamente interrata e, quindi, non è percepibile dall’esterno.
Tale orientamento, a giudizio di chi scrive, appare maggiormente ragionevole, essendo necessario valutare se l’opera, globalmente considerata, abbia inciso in senso peggiorativo sul paesaggio circostante.
Analogo discorso, sempre a parere dello scrivente, dovrebbe essere svolto con riferimento alle altre difformità minimali del fabbricato (i.e. colmo leggermente più alto e/o diversa dislocazione delle forometrie).
Pertanto, citando il famoso cantautore Francesco De Gregori, è proprio il caso di dire: “Cercavi giustizia, ma trovasti la legge”.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Nel caso di specie, un Comune avviava nei confronti dei privati il procedimento di irrogazione dell’ordinanza di demolizione, per un fabbricato, su cui non erano riusciti ad ottenere il condono.
I privati, dal momento che il PAT aveva inserito il loro fondo all’interno delle aree di riqualificazione o riconversione, avanzavano istanza di modifica della destinazione urbanistica e contestualmente chiedevano la sospensione del procedimento sanzionatorio, perché a loro dire una volta ottenuto il cambio di destinazione avrebbero potuto avanzare istanza di sanatoria per doppia conformità.
Il Comune, però, concludeva il procedimento ordinando la demolizione.
Il TAR Veneto ha affermato che correttamente il Comune non aveva seguito la tesi dei privati.
Peraltro, non è configurabile alcun obbligo in capo al Comune di avviare il procedimento di variante per l’attribuzione ad un’area già pianificata di una determinata destinazione urbanistica, fatte salve le ipotesi in cui sussistano affidamenti qualificati.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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L’art. 95, co. 12 d.lgs. 50/2016 recita: “Le stazioni appaltanti possono decidere di non procedere all'aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all'oggetto del contratto. Tale facoltà è indicata espressamente nel bando di gara o nella lettera di invito”.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto principi utili sulle circostanze in cui tale decisione discrezionale può essere assunta e sul conseguente sindacato di cui gode il G.A.
Nel caso di specie, il Consiglio ha ritenuto “complessivamente irragionevole” la decisione di non aggiudicazione della S.A., precisando poi che l’annullamento di un provvedimento amministrativo, con salvezza del riesercizio ad esito libero del potere da parte della stessa P.A., non permette di accogliere l’eventuale domanda risarcitoria del privato.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Pubblichiamo un vademecum redatto dalla FIIP (Fondazione Italiana per l'Innovazione Forense) sullo svolgimento della udienza civile da remoto, sulla base del protocollo unico CSM - CNF
Pubblichiamo le F.A.Q. redatte dall'Unione Nazionale Avvocati Amministrativisti (U.N.A.A.) contenenti alcune utili indicazioni pratico-operative per comprendere la portata applicativa dell'art. 84 del d.l. n. 18/2020 (cd. Cura Italia) relativo al processo amministrativo.
Il T.A.R. Veneto, dopo aver ricordato i presupposti previsti dall’art. 295 c.p.c. per la sospensione del giudizio amministrativo per cd. pregiudizialità derivante da una causa civile ancora pendente, ha confermato che, ai sensi dell’art. 31 del Codice della strada, l’obbligo di manutentare e di pulire il bosco spetta anche al privato proprietario di una “ripa” che sovrasta una strada comunale.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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