Il T.A.R. si sofferma sui principi civilistici che devono essere utilizzati per interpretare le convenzioni urbanistiche e, contestualmente, sui presupposti che devono sussistere per ottenere il ristoro dei danni asseritamente patiti.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Palermo ha distinto l’ammissibile regolarizzazione documentale, che attiene a circostanze o elementi estrinseci al contenuto della documentazione e che si traduce di regola nella rettifica di errori materiali e refusi, dall’illegittima integrazione documentale, la quale comporterebbe una violazione del principio di parità di trattamento dei concorrenti.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Una sentenza del Consiglio di Stato si occupa del DM 1444 del 1968, affermando che: 1) l’art. 8 del D.M. 1444/1968 va interpretato nel senso che gli edifici “preesistenti e circostanti” sono quelli con esso confinanti; 2) la giurisprudenza formatasi sulla norma dell’art. 9 del D.M. 1444/1968 esclude infatti che gli elementi decorativi vadano conteggiati ai fini del rispetto delle distanze, dato che non servono ad estendere e ad ampliare la consistenza del fabbricato; 3) la norma della regione Veneto (la l.r. n. 4 del 16 marzo 2015) non appare incostituzionale, perchè è stata emanata in attuazione dell’art. 2 bis del T.U. 380/2001, che in generale consente alle Regioni stesse di emanare disposizioni derogatorie al D.M. 1444/1968, senza particolari limiti.
Post di Daniele Iselle - funzionario comunale
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Il TAR Veneto ha annullato un diniego di demo-ricostruzione con ampliamento ex l.r. Veneto 14/2009, in uno con il successivo diniego di autorizzazione paesaggistica, per plurimi profili di illegittimità. Tra i tanti, risultava violato l’art. 10-bis l. 241/1990, poiché talune ragioni di diniego opposte dal Comune venivano esplicitate per la prima volta nel diniego definitivo e non nel preavviso di rigetto.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Nel caso di specie, un’impresa riceveva dalla Regione un contributo di derivazione europea per la realizzazione del programma di investimenti consistente nella attivazione di una nuova attività ricettiva. Tre anni dopo, la Regione procedeva all’annullamento d’ufficio della delibera di concessione ex art. 21-nonies l. 241/1990.
L’impresa impugnava il provvedimento, lamentando tra gli altri profili la violazione del termine di 18 mesi – attualmente 12 mesi, a seguito delle modifiche apportate dal d.l. 77/2021 – per l’autotutela.
Il TAR Palermo ha però fatto applicazione del principio affermato dalla Corte di Giustizia dell’UE in materia di doverosità del ritiro degli aiuti di Stato illegittimi, secondo il quale la normativa interna in materia di esercizio dei poteri di secondo grado è recessiva al cospetto della violazione di una norma europea.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il Comune di Spinea ha organizzato per venerdì 24 settembre 2021, ore 9.00 – 14.00, un seminario online, diretto dall'arch. Fiorenza Dal Zotto, sul seguente tema: "Quali norme urbanistiche ed edilizie applicare alla luce della legge statale "di semplificazione" n. 120 dell'11.09.2020 e della legge regionale "cantiere veloce" n. 19 del 30.06.2021?
Relatori: prof. avv. Alessandro Calegari avv. Enrico Gaz dott. Roberto Travaglini avv. Alessandro Veronese
Il T.A.R. si sofferma sul concetto di opera pertinenziale e sul titolo edilizio corrispondente. Nella medesima sentenza il Collegio chiarisce quando è necessario impugnare direttamente e tempestivamente la previsione urbanistica che attribuisce una potenzialità edificatoria ad un lotto.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. Veneto in un’articolata sentenza ricorda la normativa regionale, statale e comunitaria che rileva nella regolamentazione delle sale da gioco.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Secondo il T.A.R. Veneto si. Infatti, nonostante ci sia un contrasto in giurisprudenza, tale scelta permette di favorire la partecipazione delle micro e piccole imprese che, solo aggregandosi, riescono a partecipare alle gare cumulando i loro requisiti.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Nel caso di specie il Consiglio di Stato ha riformato una sentenza del TAR Friuli–Venezia Giulia, in cui era stato ritenuto che un intervento edilizio, attuato mediante SCIA, non necessitasse del previo accertamento della compatibilità sismica in quanto tale intervento non aveva carattere strutturale.
Il Consiglio di Stato, al contrario, ha dichiarato che, poiché era stata citata la disciplina regionale sull’edificazione in zona sismica, e poiché in sede di integrazione documentale era stato richiesto il deposito del collaudo statico (dovuto ai fini della concessione dell’agibilità ma mai presentato al Comune, che dunque non l’aveva mai a suo tempo rilasciata), il privato non avrebbe potuto prescindere da tale integrazione. Ragioni di prudenza portano infatti ad evitare di consentire interventi su immobili e strutture che non risultano ancora agibili, specie da un punto di vista statico.
Ringraziamo sentitamente l’ing. Mauro Federici per la segnalazione.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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