Anche il T.A.R. Milano sembra orientato a sostenere che, nell’applicazione dell’art. 34 del d.P.R. n. 380/2001 in materia di fiscalizzazione dell’abuso, occorra capitalizzare i valori al momento di erogazione della relativa sanzione amministrativa pecuniaria.
Sottolineiamo, però, che tale questione non è affatto pacifica in giurisprudenza, tant’è che alcune recenti sentenze del Consiglio di Stato sostengono l’opposto.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ribadisce la natura di discrezionalità tecnica del calcolo per l’irrogazione della sanzione ex art. 37, co. 1 T.U. Edilizia, in merito a quegli interventi effettuati in assenza ovvero in difformità dalla DIA/SCIA, pari al doppio dell’aumento di valore venale dell’immobile su cui è stato compiuto l’intervento.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto, in un’ipotesi di valutazione preliminare della sussistenza della vicinitas, rileva che il suo contenuto è elastico, da valutarsi in concreto e in relazione al provvedimento impugnato. In ambito edilizio, essa definisce solamente la legittimazione a ricorrere (quale stabile collegamento tra il privato e il territorio, da verificarsi ex ante), con dunque la necessità di verificare la concreta sussistenza dell’interesse, quale pregiudizio che deriva al soggetto. Tale verifica, peraltro, deve essere compiuta congiuntamente a quella relativa all’interesse.
Nello specifico, il Giudice Amministrativo precisa che il danno da perdita di panorama, o di veduta, o di luce, di per sé solo non integra l’interesse a ricorrere, necessitando di un concreto pregiudizio economico; in assenza di quest’ultimo, si tratta di un interesse di mero fatto.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il T.A.R. ricorda che le sentenze di primo grado sono provvisoriamente esecutive esclusivamente con riferimento alle pronunce di condanna, non certo per quelle di accertamento e/o costitutive, per le quali occorre attendere il passaggio in giudicato della sentenza.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato che un requisito essenziale per disporre l’annullamento in autotutela ex art. 21-nonies l. 241/1990 è la presenza di un pubblico interesse all’annullamento stesso: nel caso di specie, esso non è stato ravvisato nell’eventuale autotutela avverso un PdC che aveva autorizzato opere interne o, comunque, prive di autonoma rilevanza volumetrica, per le quali non erano stati individuati autonomi vizi.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il Comune denegava l’istanza di condono ai sensi della l. 326/2003, contestualmente facendo presente al privato che se avesse voluto conseguire i benefici penali (estinzione del reato) di cui alla l. 47/1985, avrebbe dovuto corrispondere interamente l’oblazione.
Il privato impugnava integralmente il diniego.
Il TAR Veneto ha osservato che la considerazione del Comune relativa al reato edilizio era alla stregua di un suggerimento, non di una prescrizione giuridica, perciò non era passibile di impugnazione, tanto più che, medio tempore, la morte dell’originario responsabile dell’abuso edilizio aveva già avuto come effetto l’estinzione del reato.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il Comune, dopo l’approvazione di una variante allo strumento urbanistico avente una finalità di carattere generale, approvi una successiva variante con cui dettagliare le previsioni specificatamente riferite ad una delle aree ivi contemplate.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il T.A.R. ricorda che il limite dimensionale imposto alla descrizione dell’offerta deve essere interpretato in modo ragionevole.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha ricordato che l’omessa o imprecisa indicazione dell’area che verrà acquisita di diritto al patrimonio pubblico non costituisce motivo di illegittimità dell’ordinanza di demolizione, poiché il provvedimento di acquisizione ha una sua autonomia e viene adottato successivamente alla detta inottemperanza.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il Comune irrogava una sanzione ex art. 38 d.P.R. 380/2001 per interventi eseguiti in base a PdC annullato, insuscettibili di rimozione, riferiti ad un chiosco-bar comunale. L’Agenzia del Territorio calcolava in questo modo la sanzione:
- per gli spazi accessori fuori terra (la cucina, i servizi e l’ingresso), al mero costo di costruzione;
- per la parte di immobile destinata alla somministrazione di alimenti e bevande, con il procedimento di stima a valore di mercato, secondo il metodo “sintetico comparativo”;
- con addebito al privato dei costi della perizia di stima.
Il TAR Veneto ha affermato la legittimità di detta quantificazione.
Post di Alberto Antico – avvocato
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