La Corte di cassazione penale ha affermato che la strada costituisce, sotto il profilo paesaggistico, una superficie utile del tutto nuova, che deve essere autorizzata quanto al vincolo paesaggistico, stante il suo indubbio ed evidente impatto sul territorio e sulla sua idoneità ad alterarlo in modo rilevante: la sua realizzazione sine titulo non è suscettibile di autorizzazione paesaggistica postuma.
Post del Dott. Ing. Mauro Federici
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La Corte di cassazione penale ha affermato che il rilascio del provvedimento di compatibilità paesaggistica ex art. 167 d.lgs. 42/2004 non determina automaticamente la non punibilità dei relativi reati (cfr. il combinato disposto dell’art. 44, lett. c d.P.R. 380/2001 e dell’art. 181, co. 1 d.lgs. 42/2004), in quanto compete sempre al giudice penale l’accertamento dei presupposti di fatto e di diritto legittimanti l’applicazione del cd. condono ambientale.
Post del Dott. Ing. Mauro Federici
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La Corte di cassazione penale ha affermato che è illegittimo e non estintivo del reato edilizio ex art. 44, lett. b d.P.R. 380/2001, il Permesso di Costruire in sanatoria condizionato all’esecuzione di specifici interventi finalizzati a ricondurre il manufatto abusivo nell’alveo di conformità agli strumenti urbanistici, per contrasto con l’art. 36 d.P.R. cit.: la norma si riferisce esplicitamente ad interventi già ultimati e costituisce un’attività vincolata per la P.A., che deve limitarsi ad applicare alla fattispecie concreta previsioni legislative ed urbanistiche a formulazione compiuta e non elastica.
Post del Dott. Ing. Mauro Federici
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Il TAR Veneto ha affermato che l’onere motivazionale dell’autorizzazione paesaggistica può ragionevolmente calibrarsi in ragione del contesto nel quale l’opera si colloca.
Nel caso di specie, venendo in gioco il centro monumentale di Venezia, la motivazione del diniego ben avrebbe potuto essere sintetica, ma avrebbe dovuto quanto meno esplicitare le ragioni del contrasto dell’opera con il tutelato interesse paesaggistico-ambientale.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il principio generale di immodificabilità assoluta sulla composizione del raggruppamento di imprese può subire delle deroghe, ma in ogni caso la causa di esclusione in riferimento ad uno dei componenti del raggruppamento deve sopravvenire in un momento successivo rispetto al tempo di presentazione dell’offerta. Pertanto il raggruppamento deve essere inizialmente in possesso dei requisiti prescritti.
Ciò premesso, nel caso di specie, alla data di scadenza del bando di gara la violazione tributaria già sussisteva costituendo così motivo di esclusione dalla procedura ai sensi dell’articolo 80, comma 4 del codice appalti, a norma del quale “Un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d'appalto se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti. Costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all'importo di cui all'articolo 48-bis, commi 1 e 2-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Costituiscono violazioni definitivamente accertate quelle contenute in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione. (…)”.
Post di Brenda Djuric – Dott.ssa in Giurisprudenza
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Il TAR Veneto sottolinea che le clausole di una convenzione urbanistica devono essere interpretate sfruttando la disciplina civilistica sull’interpretazione delle obbligazioni e dei contratti (artt. 1362 ss. c.c.). In tal senso, devono essere interpretate in maniera logico-sistematica e considerandole complessivamente, nonché in via teleologica.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il potere di ritiro di un provvedimento inefficace trova fondamento nel generale potere di autotutela della P.A. e costituisce esercizio di un’attività che è addirittura doverosa, se volta ad eliminare situazioni di incertezza derivanti dall’apparenza di un provvedimento in realtà privo di effetti.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha risposto di no, perché non esiste una norma giuridica o un principio ordinamentale che attribuisca alle parti in causa il diritto al rinvio della discussione del ricorso, fuori dai casi tassativi connessi ai termini a difesa previsti dalla legge (cfr. art. 73, co. 1-bis c.p.a.).
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il TAR Veneto ha chiarito che, ai sensi dell’art. 19, co. 3 e 6-bis l. 241/1990, la P.A. deve rispettare il termine perentorio di 30 giorni dalla comunicazione della SCIA, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti, per adottare motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa.
Decorso detto termine, la P.A. può agire solo in autotutela ai sensi e alle condizioni indicate dall’art. 21-nonies, co. 1 l. 241/1990.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Nel caso di specie, il ricorrente impugnava un Permesso di Costruire che assentiva le sole opere di urbanizzazione da localizzare in lotti vicini, ma non di sua proprietà, nel contesto di un più ampio Piano di Recupero.
Il TAR Veneto ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad agire, alla luce dei principi statuiti di recente dall’Adunanza Plenaria, n. 22/2021.
Post di Alberto Antico – avvocato
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