Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha affermato che il silenzio-diniego è impugnabile unicamente per il suo contenuto di rigetto, attraverso la dimostrazione che l’istanza originaria sarebbe stata meritevole di accoglimento.
Non si può invocare invece il difetto di motivazione, poiché trattasi di un provvedimento tacito.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto una pregevole ricostruzione dei rapporti tra giudicato penale, attività della P.A. e processo amministrativo, a partire dall’art. 654 c.p.p.: in linea generale, sotto il profilo oggettivo, il giudicato penale copre solo l’accertamento dei fatti materiali e non anche la loro qualificazione o valutazione giuridica, che rimane circoscritta al processo penale e non può condizionare l’autonoma valutazione da parte del G.A., del G.O. civile o della P.A.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, sulla scorta della sentenza dell’Adunanza plenaria, n. 22/2021, ha affermato che il mero rapporto di vicinanza non è sufficiente ad integrare l’interesse a ricorrere innanzi al G.A.
Si richiede invece un elemento di fatto specifico che renda il titolo edilizio di cui si chiede l’annullamento idoneo a ledere ulteriormente la posizione giuridica del soggetto che si reputa leso.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha affermato che il ricorso per revocazione (innanzi al G.A.) è soggetto, a pena di inammissibilità, alle medesime regole formali e sostanziali del ricorso per cassazione, tra le quali vi è il principio dell’autosufficienza, pertanto esso è inammissibile quando contenga solo la domanda di revocazione della sentenza, idonea a provocare la fase rescindente del giudizio, senza contenere la domanda di decisione sull’originario ricorso (cd. fase rescissoria).
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha offerto utili principi in materia, la cui disciplina si rinviene nel d.P.R. 115/2002, cd. T.U. spese di giustizia.
Post di Alberto Antico – avvocato
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Il Consiglio di Stato ha ribadito i principi fissati in materia di accesso agli atti dall’Adunanza plenaria, cfr. sent. n. 10/2020.
In generale, la P.A. destinataria di un’istanza di accesso agli atti formulata senza riferimento ad una specifica tipologia di accesso, ovvero che contempli il richiamo di plurimi istituti di accesso (cd. istanza cumulativa), ha il dovere di esaminarla nella sua interezza e, dunque, anche con riferimento alla disciplina dell’accesso civico generalizzato.
Qualora invece l’interessato abbia fatto inequivoco riferimento alla disciplina dell’accesso di cui alla l. 241/1990, l’istanza dovrà essere esaminata unicamente sotto i profili dettati da tale legge e non anche con riferimento all’accesso civico generalizzato.
Post di Daniele Iselle
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Il Consiglio di Stato ha affermato che la disciplina sull’accesso alle informazioni ambientali, di cui all’art. 1 d.lgs. 195/2005 e alla dir. 2003/4/CE, è volta a far conoscere al pubblico e quindi alla collettività le informazioni che riguardano l’ambiente, con lo scopo di contribuire a sensibilizzare maggiormente il pubblico alle questioni ambientali, di favorire il libero scambio di opinioni, di una più efficace partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia e, infine, di migliorare l’ambiente.
A mente di questo, nel caso di specie, non era accoglibile l’istanza di una ditta avanzata con lo scopo di difendere i propri interessi in giudizio in relazione ai procedimenti civili, penali e amministrativi pendenti a suo carico, diretti a verificare eventuali impatti dell’attività gestita sulle matrici ambientali circostanti.
Post di Daniele Iselle
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Il Consiglio di Stato ha ribadito i principi fissati in materia di accesso agli atti defensionale dall’Adunanza plenaria, cfr. sent. n. 4/2021.
Con riferimento all’accesso ex art. 24, co. 7 l. 241/1990, la P.A. detentrice dei documenti deve verificare che vi sia “uno stretto collegamento” tra gli atti richiesti e le difese da apprestare in un processo già pendente o eventualmente da instaurare, fermo restando il divieto per la P.A. di esprimere valutazioni ulteriori circa l’influenza o la decisività del documento ai fini della risoluzione della controversia.
Post di Daniele Iselle
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Il T.A.R. Brescia ricorda che l’obbligo di bonifica ambientale sussisteva anche prima del decreto decreto legislativo n. 22 del 1997 (c.d. decreto Ronchi), essendo un principio giuridico desumibile sia dalla Costituzione sia dalle direttive europee.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il Consiglio di Stato, a partire dall’art. 92 c.p.c., ha affermato che il giudice può compensare le spese del giudizio solo in tre casi: a) soccombenza reciproca; b) assoluta novità della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti; c) a seguito dell’intervento della Corte costituzionale, analoghe gravi ed eccezionali ragioni, le quali però devono comunque appartenere al novero delle sopravvenienze o di situazioni di assoluta incertezza.
Post di Alberto Antico – avvocato
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