Il TAR Veneto sottolinea che l’anteriorità dell’intervento rispetto al sorgere del vincolo non esime l’Autorità dall’esprimere il proprio parere, valutando la compatibilità dell’opera con il bene oggetto di tutela.
La prova di tale anteriorità da parte del privato, peraltro, deve essere rigorosa, non essendo ammessa l’inversione dell’onere probatorio mediante la mera produzione di principii di prova.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto rileva che la rinnovazione, a distanza di anni, di un decreto di vincolo monumentale, in cui si specificano le prescrizioni sull’immobile, non ha effetto sanante per le opere con esso in contrasto, anche se tale rinnovo è intervenuto successivamente. È poi irrilevante che quel tipo di opere sia diffuso anche sugli immobili vicini, in quanto il vincolo monumentale è specificamente parametrato sull’immobile a cui attiene.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto evidenzia che, ai sensi della l. R.V. n. 21/2004 (di applicazione ed integrazione della normativa statale sul III condono), requisito fondamentale per poter poi valutare in concreto l’intervento da condonarsi è che lo stesso non sia in via generale precluso dalla disciplina di tutela del vincolo.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 230-bis, co. 3 c.c., nella parte in cui non prevede come familiare – ai fini dei diritti a lui riconosciuti nell’ambito di un’impresa familiare – anche il convivente di fatto e come impresa familiare quella cui collabora anche il convivente di fatto; per l’effetto, è stata dichiarata, in via consequenziale, l’illegittimità costituzionale dell’art. 230-ter c.c.
Tali norme violavano il diritto fondamentale al lavoro (artt. 4 e 35 Cost.) e alla giusta retribuzione (art. 36, co. 1 Cost.), in un contesto di formazione sociale, quale è la famiglia di fatto (art. 2 Cost.). Anche l’art. 3 Cost. risultava violato, per la contraddittorietà logica dell’esclusione del convivente dalla previsione di una norma posta a tutela del diritto al lavoro che va riconosciuto quale strumento di realizzazione della dignità di ogni persona, sia come singolo che quale componente della comunità, a partire da quella familiare (ancora, art. 2 Cost.).
Post di Alberto Antico – avvocato
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Le Sezioni Unite penali della Corte di cassazione, con la sentenza che si allega, hanno affermato che:
- nella nozione di danno patrimoniale rilevante ai fini della configurabilità del delitto di estorsione (art. 629 c.p.) rientra anche la perdita della seria e consistente possibilità di conseguire un bene o un risultato economicamente valutabile, la cui sussistenza deve essere provata sulla base della nozione di causalità propria del diritto penale;
- la condotta di chi, con violenza o minaccia, allontani l’offerente da una gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private, oltre ad integrare il reato di cui all’art. 353 c.p., può integrare altresì quello di cui all’art. 629 c.p., ove abbia causato un danno patrimoniale derivante dalla perdita di una seria e consistente possibilità di ottenere un risultato utile per effetto della partecipazione alla predetta gara.
Il TAR Veneto, in un’ipotesi in cui il privato chiedeva contemporaneamente e sullo stesso manufatto l’applicazione della normativa sulle cd. tolleranze di cantiere e l’istanza di sanatoria ex art. 36 T.U. Edilizia, ha confermato che l’istanza deve considerarsi unica e inscindibile, e pertanto il mancato accoglimento della parte oggetto di sanatoria si riflette sulla richiesta di verifica dell’esistenza delle cd. tolleranze costruttive.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto rileva che la memoria di replica ben può costituire l’unico atto difensivo della parte; essa trova infatti la sua unica fonte nella facoltà della sua controparte di depositare la memoria difensiva conclusionale nel termine di 30 giorni liberi prima dell’udienza.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ribadisce che la morte della parte costituita non determina necessariamente ed automaticamente l’interruzione del processo, essendo necessaria la dichiarazione del difensore in udienza o notificata alle parti, quali forme tassative di espressione della volontà interruttiva. Non sembra essere sufficiente, a tal proposito, la dichiarazione proveniente da controparte (nel caso di specie, era stato il Comune a dare atto del decesso).
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Il TAR Veneto ha dichiarato che l’assenza di voluntas aedificandi del privato, desunta dalla mancata edificazione anche di volumetrie inferiori, inficia la successiva richiesta di risarcimento del danno derivante proprio dalla riduzione delle volumetrie edificabili. Inoltre, costituiscono prova del mancato interesse del privato al risarcimento anche la perenzione di un ricorso (che già prevedeva un’originaria richiesta di risarcimento danni) e la mancata impugnazione dello strumento urbanistico.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una legge sarda che inseriva nell’elenco delle opere consentite in Sardegna senza titolo abilitativo e senza previa comunicazione gli interventi finalizzati al posizionamento di pergole bioclimatiche.
La pergola bioclimatica è una struttura di nuova generazione che, nel linguaggio edile e delle prime pronunce dei giudici amministrativi che se ne sono occupati, si contraddistingue per la dotazione di una copertura a lamelle sì orientabili, ma non retraibili.
In difetto di una protezione completamente retrattile, l’opera è da assimilare a una tettoia, in quanto genera uno stabile spazio chiuso e richiede un apposito titolo edilizio.
Post di Alberto Antico – avvocato
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