Segnaliamo sul punto una sentenza del TAR Veneto, la quale spiega che il proprietario dell'immobile, anche se di esso non abbia la disponibilità, deve darsi da fare o in senso materiale (eliminando l'abuso) o in senso giuridico (agendo contro il responsabile che omette di provvedere), altrimenti subisce l'acquisizione gratuita dell'immobile da parte del comune.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. conferma che per ottenere l’accesso agli atti, ex l. n. 241/1990, occorre dimostrare un interesse diretto, concreto ed attuale, a differenza dell’accesso civico generalizzato, ex d.lgs. n. 33/2013.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Palermo ribadisce come spetti al Giudice ordinario conoscere delle impugnative delle ordinanze di sgombero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, dal momento che l’occupante vanta una posizione di diritto soggettivo.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Palermo offre un’applicazione dell’art. 116 del vecchio Codice dei contratti pubblici (d.lgs. 163/2006), in particolare sul potere di opposizione della Stazione appaltante alla cessione d’azienda, ovvero all’atto di trasformazione, fusione e scissione del soggetto esecutore di un appalto pubblico, il quale deve darne comunicazione nelle forme di cui all’art. 1 d.P.C.M. 11 maggio 1991, n. 187.
Il potere inibitorio e ripristinatorio in capo alla p.a. deve essere esercitato nei sessanta giorni successivi alla comunicazione di cui supra. Trascorso tale termine, matura il silenzio-assenso: esso potrà essere rimosso solo in autotutela, ovvero con tutti i requisiti di cui all’art. 21-nonies l. 241/1990.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il TAR Veneto chiarisce che, quando il comune acquisisce l'immobile abusivo (non demolito dai responsabili) può ( e deve) emettere anche l'ordine di sgombero dello stesso.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il TAR Veneto si occupa della legittimazione dell'utilizzatore di un immobile a impugnare l'ordinanza che ordina di eliminare gli abusi edilizi.
Questi ne subirebbe effetti lesivi indiretti, legittimanti l’impugnativa, soltanto se avesse un titolo giuridico di godimento dell’immobile in virtù di un rapporto obbligatorio con la proprietà, che, invece, era assente nel caso esaminato.
La eventuale disponibilità di fatto (che parte ricorrente aveva tentato di documentare mediante il pagamento delle utenze), dovuta a mera tolleranza, cortesia, o “affectio familiaris”, non costituisce una posizione legittimante al ricorso.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Capita spesso che la sorte di un ricorso davanti al giudice amministrativo dipenda dal fatto di avere usucapito la proprietà di un bene immobile o un altro diritto reale sullo stesso, per esempio ai fini della legittimazione a ricorrere, quando questa spetti al proprietario, oppure anche per decidere la causa nel merito.
Una questione ancora tutta da sviscerare è se sia usucapibile la deroga alla distanza dai confini (il problema nasce dal fatto che spesso le norme tecniche comunali stabilisco che la deroga sia possibile in presenza di un atto di assenso del confinante, scritto e trascritto, cosicchè bisogna capire se l'usucapione equivalga a tale assenso).
Di solito si tende a pensare che l'usucapione sia una questione che spetta al giudice ordinario, tuttavia, come ricorda una sentenza del TAR Veneto, anche il giudice amministrativo può accertarlo in via incidentale.
Post di Dario Meneguzzo - avvocato
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Il T.A.R. ricorda in che limiti si possono sindacare le scelte urbanistiche di un Comune.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. chiarisce quando ricorre questa figura sintomatica di eccesso di potere.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Recentemente il TAR Piemonte, in una propria sentenza, ha affrontato alcune questioni in materia di legittimazione ad impugnare gli atti di indizione di una gara di appalto. Secondo il giudice amministrativo, infatti, il soggetto non partecipante può comunque impugnare direttamente l’atto anche per vizi riguardanti i c.d. “requisiti di esecuzione” qualora gli stessi siano oggettivamente impossibili. Con “requisiti di esecuzione” si devono intendere le obbligazioni che condizionano l’esecuzione dell’obbligazione principale discendente dal contratto da stipularsi.
Tale ragionamento si fonda sull’analogia delle rationes sottese all’impugnazione dei requisiti, comparate con l’ipotesi di impugnazione della clausola immediatamente escludente: in entrambi i casi il soggetto potenzialmente partecipante non prende parte alla gara sia per evitare uno spreco di risorse (al momento di presentazione della domanda ovvero di esecuzione post-aggiudicazione), sia al fine di tutelare la correttezza della gara di appalto.
Ne consegue che è inammissibile il ricorso presentato da un soggetto che non ha partecipato alla gara, qualora i “requisiti di esecuzione” non siano sostanzialmente impossibili da adempiere, ma solamente particolarmente gravosi per il privato.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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