Il T.A.R. afferma che, nel processo amministrativo, le censure fatte valere in giudizio devono contenere almeno un indizio di prova sulla presunta illegittimità dell’atto gravato.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. si sofferma, con riferimento al d. lgs. n. 163/2006, sul rapporto intercorrente tra l’aggiudicazione definitiva e la stipula del contratto, mettendo in risalto il contrasto giurisprudenziale formatosi.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. ricorda che anche alle concessioni di servizi si applica il rito in materia di appalti di cui agli artt. 119 e 120 c.p.a.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il T.A.R. ricorda che l’art. 10 bis della l. n. 241/1990 sui c.d. motivi ostativi si applica al rigetto di tutte le istanze di sanatoria ordinaria e straordinaria (c.d. condono edilizio).
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha dichiarato che non può considerarsi nullo per violazione del giudicato un atto del Comune con cui, successivamente a un giudizio che ha dichiarato l’abusività di un immobile, viene concesso al soggetto che ha commesso l’abuso un nuovo termine di 90 giorni per adempiere spontaneamente ad un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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Il TAR Palermo ha affermato che i contratti attivi – nei quali la P.A. non sostiene alcun esborso di denaro o altre risorse, ma si limita a ricevere una qualche forma di entrata – seguono ancora le norme del r.d. 827/1924, non del Codice degli appalti.
Di conseguenza, poiché né il regio decreto né altre normative sopravvenute richiedono la presentazione del DURC, le imprese che siano parti di un contratto attivo non devono dimostrare la loro regolarità fiscale o contributiva (salvo che ciò non sia previsto dal contratto stesso).
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Recentemente il TAR Piemonte ha confermato l’indirizzo giurisprudenziale per cui, in caso di impugnazione di un permesso di costruire correlato a un’autorizzazione commerciale da parte di un operatore economico, il concetto di c.d. vicinitas che permette l’impugnazione del provvedimento deve essere letto in senso più ampio.
In tale caso, infatti, la c.d. vicinitas arriva a coincidere con il bacino d’utenza dell’operatore concorrente al soggetto che ha ottenuto l’autorizzazione commerciale: pertanto, se da una parte dovrà sussistere omogeneità del servizio reso, dall’altra il raggio di ampiezza si estenderà anche oltre l’immediata vicinanza.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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Il TAR Piemonte si è soffermato sulle caratteristiche che deve avere un progetto urbanistico-edilizio per venire qualificato come centro commerciale.
Ha ribadito che la disciplina, anche legislativa, qualifica più strutture di vendita al dettaglio tra loro aggregate come un centro commerciale quando condividono le infrastrutture e gli spazi di servizio, gestiti unitariamente, nonché quando sono tra loro comunicabili.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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Il TAR Veneto ha ribadito che l’art. 34 d.P.R. n. 380/2001 si applica ogniqualvolta vi sia stata la violazione di una norma urbanistica, essendo assolutamente irrilevante l’aumento o meno del valore locativo dell’immobile parzialmente abusivo.
A fondamento di tale norma sta infatti la sanzione reale della demolizione che, nei casi di specie, non è possibile portare ad esecuzione: la sussistenza dell’abuso edilizio deve perciò venire sanzionata a prescindere da un incremento economico del manufatto dipendente dall’abuso medesimo.
Post di Alessandra Piola – dottoressa in Giurisprudenza
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Lo ha affermato il TAR Veneto: non basta, quindi, un semplice pregiudizio alla parte conforme o una antieconomicità della demolizione del solo abuso.
Il TAR ha precisato che l’applicazione di tale sanzione pecuniaria presuppone una richiesta motivata del privato, senza che la P.A. debba attivarsi in alcun modo per valutare le conseguenze della demolizione.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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