Recentemente il TAR Veneto ha ribadito che cospargere di materiali di risulta o ghiaia un terreno mantenendone lo stesso indice di permeabilità deve essere ricompresa negli interventi di edilizia libera, trattandosi di un’attività meno invasiva delle opere di pavimentazione, le quali in via generale sono incluse tra le opere di edilizia libera se non comportano il superamento dell’indice di permeabilità dell’immobile.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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In materia di reati edilizi, il permesso di costruire in sanatoria estingue esclusivamente i reati contravvenzionali di cui alle norme urbanistiche vigenti, non rilevando a tal fine in ordine agli interventi realizzati in zona sismica o sottoposta a vincolo paesaggistico
Post di Diego Giraldo – avvocato
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Il T.A.R. Milano ricorda che confutare i punteggi e/o le valutazioni espressa dai Commissari in una gara pubblica, occorre censurare in modo specifico e puntuale gli asseriti errori del seggio di gara.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha recentemente ribadito che, per esercitare correttamente i propri poteri d’urgenza (e, quindi, per emanare un’ordinanza contingibile e urgente), il Comune deve indicare gli elementi o le situazioni esistenti che ne giustificano l’esercizio.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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Secondo il T.A.R. Veneto sì, perché quest’attività comporta una modifica stabile e permanente del pregresso stato dei luoghi soggetta a Permesso di Costruire.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Il TAR Veneto ha affermato che il potere di dichiarare l’inagibilità totale o parziale di un edificio e di intimarne lo sgombero ai sensi dell’art. 222 R.D. 1265/1934 (richiamato dall’art. 26 D.P.R. 380/2001) sorge in presenza di sole ragioni igieniche.
Tale istituto infatti è ben diverso da quello della segnalazione certificata di agibilità ex art. 24 T.U. edilizia, tra i cui presupposti vi è anche la conformità delle opere al progetto.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Il T.A.R. ricorda in che limiti la Commissione giudicatrice possa correggere i meri errori materiali dell’offerta economica, dovuti ad imprecisioni di calcolo o di scritturazione.
Post di Matteo Acquasaliente - avvocato
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Nel caso di specie, il privato presentava nel 2015 un’istanza di PdC in sanatoria per opere di “redistribuzione interna del pianterreno e di realizzazione di un bagno al primo piano”.
Il Comune però riteneva che nella propria documentazione non risultasse rappresentata la scala di collegamento tra piano terra e piano primo, perciò calcolava l’importo dell’oblazione in base ai parametri relativi agli interventi di ristrutturazione, poiché a suo dire le opere complessivamente realizzate nei due piani avrebbero integrato una ristrutturazione edilizia.
Il TAR Veneto ha, in primo luogo, ritenuto che la scala fosse stata realizzata prima della Legge Ponte e, quindi, che la sanatoria dovesse avere ad oggetto solo le opere giustamente indicate dal privato nella propria istanza.
In secondo luogo, il TAR ha affermato che, ai sensi dell’art. 3, co. 1 d.P.R. 380/2001 vigente ratione temporis, le medesime opere davano luogo ad un’ipotesi di manutenzione straordinaria.
Post di Alberto Antico – dottore in giurisprudenza
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Di recente il TAR Veneto ha ribadito che, nel caso di SCIA o DIA presentata in sanatoria, non è possibile applicare la disciplina del silenzio-assenso: si deve infatti usare come paradigma l’accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 T.U. Edilizia, il quale al contrario prevede l’ipotesi del silenzio-rifiuto.
Nell’ipotesi della SCIA o DIA in sanatoria, infatti, tale procedimento è anomalo, in quanto l’intervento non viene realizzato successivamente al conseguimento del titolo edilizio, ma antecedentemente (proprio come nell’ipotesi ex art. 36), il che giustifica la necessità di un provvedimento espresso.
Conseguentemente all’inquadramento della SCIA o DIA in sanatoria quale provvedimento espresso, l’Ente ha il dovere di comunicare il cd. preavviso di rigetto.
Post di Alessandra Piola – avvocato
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