Il Consiglio di Stato ha affermato che la sentenza di annullamento dell’aggiudicazione per anomalia dell’offerta non opera come sopravvenienza atta a giustificare la rimodulazione dell’offerta e comunque, nella fase di rinnovo del giudizio di anomalia, l’entità dell’offerta economica deve restare ferma in ossequio alla regola dell’immodificabilità dell’offerta.
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Il Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana, in sede cautelare, ha affermato che nell’ambito di una procedura di evidenza pubblica per l’affidamento di un contratto pubblico, ai sensi dell’art. 1328 c.c., la proposta contrattuale può essere revocata dall’offerente fino al momento della conclusione del contratto. Diversamente, la revoca di una proposta contrattuale è revocabile soltanto fino al momento in cui l’oblato (cioè la Stazione appaltante) abbia avuto conoscenza della revoca della proposta, ai sensi dell’art. 1335 c.c., giacché da tale momento i suoi effetti si producono irrevocabilmente.
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Il TAR Veneto ha affermato che, ai sensi dell’art. 2279 c.c., è vietato ai liquidatori di una società in liquidazione volontaria intraprendere nuove operazioni, intendendosi per tali quelle che non si giustificano con lo scopo di liquidazione o con il fine della definizione dei rapporti in corso, ma che costituiscono atti di gestione dell’impresa sociale.
Pertanto la società in liquidazione volontaria non può dare esecuzione agli obblighi di un PUA, in quanto la sottoscrizione della correlata convenzione e l’esecuzione degli obblighi ivi previsti costituirebbe una nuova operazione.
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Il TAR Veneto ha affermato che il permesso di costruire – al pari di qualsivoglia titolo edilizio – viene rilasciato ex art. 11 d.P.R 380/2001 al proprietario dell’immobile o a chi abbia titolo per richiederlo, pertanto tale rilascio a chi non ne abbia titolo non comporta alcuna limitazione dei diritti dei terzi, non potendo il PdC costituire o estinguere i diritti reali.
Nel caso di specie, in sede di autorizzazione delle opere di urbanizzazione di un comparto urbanistico, si prevedeva che una porzione di terreno di proprietà di un privato venisse trasformata in strada ad uso pubblico. Tale privato avrebbe dovuto proporre tempestiva impugnazione rispetto a questi atti (cui invece prestava esplicito assenso), invece di impugnare il successivo PdC rilasciato ad un altro proprietario che si accingeva a costruire.
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Il TAR Veneto ha ricordato che, in disparte ogni considerazione sul difetto della spettanza del bene della vita che secondo parte della giurisprudenza è in sé ostativo alla configurabilità di un danno “ingiusto”, il ricorrente deve dimostrare gli elementi costitutivi dell’invocata responsabilità, nei termini prescritti dall’art. 2043 c.c.
In ogni caso, è inammissibile la domanda risarcitoria prospettata solo con la memoria difensiva non notificata alla controparte.
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Il TAR Veneto ha ricordato che l’ordine di demolizione di opere abusive e di ripristino dello stato dei luoghi costituisce atto vincolato, adeguatamente motivato con la descrizione delle opere e con la constatazione della loro abusività.
L’inerzia della P.A. non è suscettibile di ingenerare alcun legittimo affidamento al mantenimento delle opere. L’abuso edilizio costituisce infatti un illecito permanente, sicché la ricorrenza di situazioni antigiuridiche protratte nel tempo non è idonea a configurare un affidamento meritevole di tutela giuridica alla loro conservazione, perché il tempo non può legittimare una situazione di fatto abusiva.
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Il Consiglio di Stato ha affermato che in materia di concessione di servizi, il PEF non può essere tenuto separato dall’offerta in senso stretto, rappresentando un elemento significativo della proposta contrattuale, perché dà modo alla P.A., che ha invitato ad offrire, di apprezzare la congruenza e dunque l’affidabilità della sintesi finanziaria contenuta nell’offerta in senso stretto. Pertanto, ai fini della verifica della conformità dell’offerta alla lex specialis di gara, prima ancora che della verifica di congruità della stessa, è corretto l’operato della Stazione appaltante che prenda in esame anche il PEF.
Nelle concessioni di servizi che si articolano nell’espletamento di diverse prestazioni per diversi anni di affidamento, la sostanza dell’offerta va desunta anche e necessariamente dal PEF che si accompagna alla sintetica enunciazione di una percentuale di ribasso delle tariffe (o corrispettivi) posti a base di gara.
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Il TAR Veneto ha affermato che nel caso di SCIA, nonché di segnalazione certificata di agibilità, il termine di 30 giorni entro cui il Comune deve riscontrare l’assenza di una o più delle condizioni stabilite deve essere rispettato dall’adozione del provvedimento, mentre la sua notifica può avvenire anche successivamente.
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Il Dott. Riccardo Renzi ha redatto una nota sull'accesso agli esposti e tutela della riservatezza: tra diritto alla trasparenza e rischio di strumentalizzazione, in commento alla sentenza del TAR Veneto n. 1610/2025.
Nel caso di specie, il privato presentava una SCIA edilizia; il Comune emanava una diffida conformativa, impugnata dal privato; a seguire, però, quest’ultimo presentava una seconda SCIA edilizia con un diverso progetto; il Comune emanava una diffida all’inizio dei lavori della seconda SCIA, impugnata dal privato.
Il TAR Veneto ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso la diffida alla conformazione della prima SCIA, poiché l’interesse del privato ormai si concentra sui lavori di cui alla seconda SCIA.
Con l’occasione, il TAR esamina alcune norme degli strumenti urbanistici veneziani.
Post di Alberto Antico – avvocato
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