Elezioni e referendum del 2026

16 Feb 2026
16 Febbraio 2026

Con la l. 13 febbraio 2026, n. 18 (pubblicata in G.U., Serie generale n. 36 del 13.02.2026), in vigore dal 14.02.2026, è stato convertito in legge, con modificazioni, il d.l. 27 dicembre 2025, n. 196, recante disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2026.

La legge è consultabile al link:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-02-13&atto.codiceRedazionale=26G00036&elenco30giorni=true.

Il testo coordinato del d.l. 196/2025, come convertito nella l. 18/2026, è disponibile al link:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-02-13&atto.codiceRedazionale=26A00792&elenco30giorni=true.

Post di Alberto Antico – avvocato

1 reply
  1. Anonimo says:

    Volevo condividere un paio di riflessioni.

    Avendo vissuto in Sicilia per la prima metà della mia vita, ho spesso avuto l’impressione che le cose dovessero andare in un certo modo semplicemente perché “così dovevano andare”. Era una sorta di rassegnazione implicita, quasi una regola non scritta.

    Poi è accaduto un episodio che ha cambiato, almeno in parte, il mio modo di pensare.

    Fu indetto un concorso pubblico per l’assunzione di tre geometri in un Comune, ai sensi della legge sul condono edilizio n. 47/85. Molti mi dicevano: «È inutile partecipare, tanto si sa già chi entrerà». Nel frattempo, però, uno dei candidati, anche lui sospettoso che qualcuno potesse essere favorito, presentò un esposto alla Procura della Repubblica.

    Quando venni a sapere di questa iniziativa, mi feci una domanda che fino ad allora non mi ero posto davvero: allora lo Stato esiste? Può davvero difendere i cittadini davanti ai soprusi subiti?

    In quell’occasione mi sentii sollevato, quasi rassicurato: come se qualcuno, in fondo, vigilasse e fosse pronto a intervenire.

    Non voglio entrare nel merito del referendum, ma una cosa desidero dirla. Alcuni mesi fa ho ascoltato l’intervento di un magistrato che sosteneva come l’idea di un pubblico ministero dotato di “potere assoluto” non corrisponda alla realtà. Secondo lui, spetta anche agli avvocati studiare a fondo gli atti e presentarsi in aula con una preparazione adeguata.

    Ho seguito diversi podcast relativi a processi celebrati in Calabria, nei quali il pubblico ministero Lombardo interrogava i collaboratori di giustizia. In quelle occasioni, gli avvocati difensori degli imputati spesso si limitavano a contestare i verbali redatti anni prima, mettendoli a confronto con quanto dichiarato durante il dibattimento, nel tentativo di evidenziare contraddizioni.

    Questo è un aspetto che, apparentemente, potrebbe influenzare la magistratura giudicante, ma solo se una delle parti risulta impreparata. La qualità della giustizia, infatti, dipende anche dalla qualità del confronto tra accusa e difesa.

    Rispondi

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